La Nuova Sardegna

Sassari

Sassari, trafitto da una scheggia di vetro a scuola: studente rischia di morire

di Daniela Scano
La porta della scuola contro la quale una settimana fa è andato a sbattere un alunno rimanendo ferito
La porta della scuola contro la quale una settimana fa è andato a sbattere un alunno rimanendo ferito

Una porta è andata in pezzi, il frammento di vetro si è fermato a sette millimetri dal cuore

16 novembre 2016
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SASSARI. Sette millimetri, la distanza tra la vita e la morte. La scheggia di vetro è penetrata nell’addome di un ragazzo e si è fermata a una distanza infinitesima dal cuore. È successo la settimana scorsa nell’Istituto tecnico industriale “G. M. Angioy” e questa è, grazie a quei sette millimetri, la cronaca di una tragedia sfiorata.

La dirigente scolastica Maria Giovanna Oggiano lo sa ed è ossessionata dalla consapevolezza che uno dei suoi ragazzi ha rischiato di morire. La preside, che aveva già lanciato l’allarme sicurezza, ha chiamato a raccolta i suoi colleghi per pretendere risposte dagli enti locali – Comuni e Province – che degli edifici scolastici sono i proprietari. Lo ha fatto ieri, una settimana dopo un gravissimo incidente che solo per caso non è costato la vita a ragazzo.

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Accade anche questo negli istituti scolastici dove i sistemi di sicurezza sono un lusso che non ci si può permettere, dove manca l’essenziale e i vetri antisfondamento sono evidentemente il superfluo. Così, se come è accaduto la settimana scorsa tra una lezione e l’altra, un ragazzo inciampa e va a sbattere contro una porta a vetri, questa va in mille pezzi che sono altrettanti potenziali strumenti di morte.

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È successo nella scuola più popolosa di Sassari: 1.600 studenti che ogni giorno frequentano l’istituto di via Principessa Mafalda. Una cittadella di aule e di laboratori: quasi ventiquattromila metri di superficie coperta e piena di possibili insidie. Le porte a vetri sono uno dei pericoli perché non sono antisfondamento, come prevede la legge. Un ragazzo è inciampato nell’ultimo gradino ed è andato a sbattere contro la vetrata, che si è frantumata sotto il peso del suo corpo. Il giovane è stato soccorso immediatamente dai compagni e da un professore che hanno chiamato il 118. «Il sangue zampillava dalla ferita come da una fontana – raccontano i testimoni –. Abbiamo avuto paura che morisse».

Invece è andata bene, per quei sette millimetri che hanno salvato la vita allo studente. Ieri il ragazzo è tornato in aula e, dopo averlo abbracciato, la sua dirigente scolastica ha fatto ciò che sentiva di fare dall’inizio dell’anno e che la tragedia sfiorata nella sua scuola ha trasformato nel dovere inderogabile di creare il caso. Prima con una lunga lettera al prefetto (che pubblichiamo integralmente) e poi, questo pomeriggio, chiedendo ai suoi colleghi di andare con lei in prefettura per chiedere al rappresentante del Governo di intervenire immediatamente «almeno per gli aspetti più rischiosi – ha scritto Maria Giovanna Oggiano – senza badare a spese, perché non vi è prezzo capace di pagare una vita persa». Della sicurezza di quella vita è responsabile, a norma di legge, la dirigente Oggiano. E di quelle di tutti gli studenti, i docenti e il personale amministrativo che frequenta la sua scuola. Maria Giovanna Oggiano è equiparata ai datori di lavoro per il rispetto del Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, quindi sarebbe chiamata a rispondere in sede civile e penale del mancato rispetto delle norme, ma non può applicarle.

Se fosse per la dirigente scolastica, la scuola sarebbe a norma ma non è lei che deve programmare i lavori. Lei al massimo può spendere qualche spicciolo per rinnovare il materiale di primo soccorso.

Quegli interventi salvavita devono farli gli enti locali, che degli istituti sono i proprietari, ma anche loro hanno le mani legate dal patto di stabilità. Ed è così che i vetri anti sfondamento nelle scuole passano in secondo piano. Fino a quando, come è successo all’Iti Angioy, un ragazzo inciampa e rischia di morire trafitto da una scheggia.

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