Zir di Sassari, dentro le fognature ossi, sedie e parafanghi
Ultimate le riparazioni dei vasconi che perdevano inquinando il Rio Sant’Orsola A danneggiare gli impianti scarti di macellazione, mobili da ufficio e pezzi d’auto
SASSARI. Scarti di macellazione, imballaggi di ogni tipo, pezzi di sedie per ufficio, addirittura un intero parafango. Sono alcuni degli “inaspettati” oggetti recuperati nei vasconi di accumulo dei reflui fognari di Predda Niedda. Che, una volta arrivati negli impianti di raccolta, sono stati aspirati dalle giranti delle pompe di sollevamento danneggiandole, spesso irreparabilmente.
I danni. E proprio quei danni sono stati all’origine dei lavori, ultimati nei giorni scorsi, di ripristino delle due stazioni di sollevamento fognario di Sant’Orsola e della strada 33 di proprietà del Consorzio Zir Predda Niedda, che permettono la raccolta dei reflui fognari a valle dell’area industriale e il loro successivo rilancio a monte verso il depuratore di Caniga.
Il Rio. A renderli necessari l’avaria delle pompe di sollevamento delle acque nere e delle acque bianche, che ha causato la tracimazione dai vasconi di accumulo dei reflui che seguendo le cunette della ex 131 si erano riversate nel rio Sant’Orsola, il fiumiciattolo che scorre attraverso popoloso quartiere cittadino, nato per irrigare gli orti, grazie a un sistema di chiuse costruito negli anni ’30, e finito, con la sua acqua torbida e maleodorante, per distruggerli.
Il finanziamento. Una vera e propria emergenza idrico-sanitaria, aggravata dagli scarichi abusivi di molte villette della zona, che negli anni ha interessato i Noe, il Comune, Abbanoa e infine la Zir, proprietaria dell’impianto. Per risolvere tutto si è però dovuto attendere uno specifico finanziamento della Regione, in particolare dell’ assessorato dell’Industria, che ha permesso al Consorzio, commissariato da anni, di mettere in piedi il non semplice lavoro.
Il lavoro. L’intervento si è infatti subito rivelato più complesso del previsto e ha richiesto l’impiego di numerose maestranze specializzate e mezzi e attrezzature speciali, garantiti dalla ditta Icort, di Pierpaolo Tilocca. Non facili anche le condizioni, con operai al lavori all’interno delle vasche di accumulo dei reflui, ad otto metri di profondità e in un ambiente ad alto rischio.
Il bypass. Inoltre, durante gli interventi, coordinati dal Rup del Consorzio, il geometra Giuseppe Pilo e dal direttore dei lavori e progettista, l’ingegnere Enrico Sini, era indispensabile garantire il mantenimento constante in esercizio delle reti fognarie della zona industriale, per cui sono stati realizzati degli impianti provvisori di pompaggio alimentati da un bypass idraulico che ha impedito ulteriori sversamenti di reflui, tamponando l’importante emergenza ambientale e sanitaria e permettendo la contemporanea realizzazione dei nuovi manufatti che dovevano sostituire quelli presenti, obsoleti e danneggiati.
Scarico selvaggio. La vera sorpresa è stata però quando si è arrivati a svuotare i vasconi di accumulo, dentro cui è stato trovato letteralmente di tutto. Risultato: si è dovuto procedere alla sostituzione di ben sei pompe di sollevamento, danneggiate da pezzi d’auto (anche un parafango intero), di mobili (sedie d’ufficio) ma anche scarti di macellazione vari, oltre che imballaggi di tutti i generi.
Il mangiarifiuti. Un vero e proprio scarico selvaggio, problema che si è tentato di arginarerealizzando una vasca “di calma” interrata, progettata ad hoc e dotata di griglia amovibile e paratoia in entrata, per consentire un primo filtro ai detriti solidi da raccogliere successivamente con una manutenzione periodica. È stato installato poi un trituratore per uso fognario, capace di ridurre a piccole dimensioni eventuali corpi solidi che dovessero arrivare nei vasconi di accumulo e danneggiare i gruppi di pompaggio. Terminati i lavori, l’area è stata bonificata e messa in sicurezza.
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