Sassari, un nuovo centro di accoglienza al Corso
L’imprenditore Cermelli ha chiesto il parere della Prefettura: il rischio è l’effetto ghettizzazione e la bomba sociale
SASSARI. Un centro per migranti in pieno centro storico potrebbe trasformarsi in una vera bomba sociale. Le prospettive perché questo scenario diventi concreto ci sono tutte: infatti l’imprenditore Pierpaolo Cermelli, titolare della cooperativa sociale Sdp Servizi, ha presentato alla Prefettura di Sassari un progetto che riguarda l’utilizzo di una palazzina appena ristrutturata nella parte bassa di Corso Vittorio Emanuele.
Si tratta dell’edificio appena riqualificato dall’impresa Tiber Srl (Ticca), scendendo sul lato destro della via, dove compare ancora l’insegna per la vendita di mono-bi- e trilocali. Cermelli, che a marzo del 2016 si era uno degli aggiudicatari per un bando che prevede l’accoglienza di oltre 1600 migranti in Provincia, ha bisogno di mettere in campo altre risorse.
Attualmente gestisce i centri di via Planargia con 160 ospiti, dopodiché il Pime, la Stella del Mediterraneo, il B&B il Vivaio di Sorso, l’ex Tribunale dei Minori a Predda Niedda. Se la Prefettura dovesse autorizzargli gli altri locali che lui ha proposto, ovvero l’Hotel Toluca (circa 140 posti), Il Vialetto (circa 100), un edificio ad Ozieri (50) e Nulvi (20), e infine la palazzina del Corso Vittorio Emanuele (50 ospiti), la cooperativa di Cermelli si occuperebbe di un migliaio di migranti, sui 1600 previsti nel bando del dicembre 2015, poi aggiudicato nel marzo del 2016.
Quelle previsioni di un anno fa non coprono assolutamente il numero dei nuovi arrivi, tanto è vero che proprio ieri la Prefettura ha emanato un nuovo bando che riguarda i migranti con un’età inferiore ai 18 anni.
La palazzina Ticca del Corso, con i suoi tre piani e i locali riscaldati e rifiniti, per la Prefettura potrebbe rivelarsi una buona soluzione per accogliere i ragazzi.
D’altronde in situazione di emergenza le autorizzazioni sono molto snelle. Chi ha partecipato ai bandi indica via via le strutture riqualificate e disponibili, l’Asl svolge il sopralluogo, rilascia un parere di idoneità, dopodiché la palla passa alla Prefettura.
Il vero problema che si ta ponendo è tuttavia quello del tessuto sociale nel quale i centri si inseriscono. Ci sono contesti particolarmente refrattari all’integrazione, e purtroppo le bombe di Buddusò ne sono una prova.
Anche al centro storico si rischia un pericoloso cortocircuito sociale, perché l’effetto ghettizzazione è evidente. Il centro storico basso è densamente popolato da extracomunitari, e l’arrivo dei migranti no farebbe altro che saturare ancora l’indediamento di stranieri.
C’è anche da sottolineare il fatto che i primi a insorgere non sarebbero tanto i residenti sassaresi, già di per sè piuttosto insofferenti. Ma scatterebbe il fenomeno perverso della xenofobia interna, cioè gli extracomunitari che non vogliono altri extracomunitari.
Infatti le ondate di migranti in città ha avuto ripercussioni pesantissime sugli stranieri già residenti da tempo in città e inseriti ormai nel sistema economico locale.
Avvertono meno disponibilità da parte dei sassaresi, una insofferenza che sino ad ora non avevano conosciuto. E soprattutto una burocrazia molto più severa che rilascia col contagocce il rinnovo dei permessi di soggiorno.
Per questi motivi, l’innesto di un centro di accoglienza al Corso, rischierebbe di innescare anche una guerra tra poveri.
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