Sassari, ottanta migranti ospiti in un ex hotel inabitabile
Il senatore Manconi: «È incredibile, l’avevamo fatto chiudere a luglio e dopo un mese la Prefettura l’aveva fatto riaprire»
SASSARI. La situazione di emergenza, evidentemente, fa chiudere molti occhi. Il blitz di ieri mattina effettuato dai vigili urbani nella strada 25 di Predda Niedda, ha scoperchiato per la seconda volta il pentolone dell’ex hotel Caravel, una sorta di “contenitore” faidate per l’accoglienza dei migranti.
La destinazione d’uso dell’immobile è commerciale, quindi non dovrebbe dormirci e abitarci nessuno. Dal 2011 la struttura è stata modificata per adibirla ad uso residenziale: sono stati realizzati una serie di abusi edilizi e c’è un’istanza di demolizione. Nonostante la mancanza di retuisiti, l’edificio è stato trasformato in un centro per migranti, ospita 80 persone in 33 stanze, e ha l’autorizzazione rilasciata da parte della Prefettura.
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«Questo episodio è emblematico – dice il senatore Luigi Manconi, presidente della commissione parlamentare per la tutela dei diritti umani – e testimonia lo scollamento totale che esiste a Sassari tra la Prefettura, il Governo, il Comune, le altre istituzioni e gli stessi operatori che si occupano di accoglienza. L’anno scorso avevamo fatto un sopralluogo e denunciato una situazione intollerabile da un punto di vista igienico sanitario. A luglio il centro viene fatto chiudere, ma a metà agosto la Prefettura ci ha inviato una mail dove ci comunicava che a seguito di una serie di adeguamenti e lavori effettuati dai titolari, l’Asl e i vigili del fuoco avevano ritenuto idoneo l’edificio. Quindi dopo la nostra denuncia il centro viene fatto chiudere un mese e ad agosto riprende l’attività. Ora vengo a sapere che dal blitz odierno dei vigili urbani emerge una situazione di totale irregolarità. Com’è possibile una cosa simile?».
La polizia locale periodicamente svolge il monitoraggio dei centri di accoglienza, secondo le direttive del sindaco. Ieri mattina i controlli si sono concentrati a Predda Niedda. E il confronto tra il comandante dei vigili Gianni Serra e i gestori del centro migranti Giovanni Antonio Sanna e il figlio Francesco è illuminante per capire come siano larghe le maglie dell’accoglienza. La società 4esse si è classificata tredicesima nel bando del dicembre 2015. Ha presentato un elenco dettagliato di strutture da utilizzare dichiarando tramite autocertificazione la conformità urbanistica, edilizia, di destinazione d’uso, igienico sanitaria ecc. La Prefettura si accontenta della documentazione prodotta, non svolge verifiche e comincia a riempiere il contenitore.
«Voi nell’autocertificazione avete dichiarato una conformità che non esiste – spiega Gianni Serra – manca il requisito fondamentale, ovvero la destinazione d’uso residenziale. Anche apportando tutti gli adeguamenti strutturali, questa struttura non può lavorare come centro di accoglienza». Il problema è che i palazzi moderni, a norma e appetibili sul mercato difficilmente verranno affittati per ospitare i migranti. «Voi non immaginate le difficoltà a reperire locali – spiegano i Sanna – dall’altro lato però la Prefettura ci sollecita nel ricavare altri posti letto. È un’emergenza continua. E allora la Prefettura e chi controlla dovrebbero mettersi d’accordo: perché da una parte c’è chi ci autorizza e ci chiede di ampliare. Ma dall’altro versante c’è poi chi ci fa chiudere. Che qualcosa non funzioni è evidente, e questo meccanismo stritola noi gestori». Naturalmente anche gli spazi per persona, in situazioni di sovraffollamento, non possono essere rispettate. A Predda Niedda alcune camere contenevano anche 10-12 letti.
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