Due campionesse, una lezione di vita

Cecilia Camellini (due ori a Londra, argento a Rio) e Francesca Secci a confronto con i ragazzi del liceo sportivo Canopoleno

SASSARI. Concentrazione, forza di volontà e il gusto di fare quello che fai perché ti piace. Questi gli ingredienti base di una carriera sportiva di successo, raccontati con semplicità ma anche con un pizzico di orgoglio da Cecilia Camellini e Francesca Secci, nuotatrici paralimpiche che hanno incamerato due ori e un argento a Londra e Rio (Cecilia Camellini) mentre Francesca Secci si “accontenta” (si fa per dire) di una serie impressionante di record nelle varie specialità natatoria, oltre alla partecipazione alle olimpiadi di Rio 2016. Le due atlete ieri mattina hanno incontrato i ragazzi del liceo sportivo Canopoleno, ai quali hanno raccontato le loro esperienze, le loro sensazioni in vasca e fuori, ma anche le prospettive future. Un incontro che si è tenuto nella sala conferenze della Nuova Sardegna, preceduto da una appuntamento analogo con i ragazzi del liceo sportivo di Porto Torres (domani alle 11 saranno nell’aula magna dell’ateneo sassarese) e che rientra nell’iniziativa dell’università di Sassari “Dal buio della piscina agli ori paralimpici, tre giorni fra sport e psicologia con la campionessa Cecilia Camellini, e del Progetto AlbatroSS (nato a Porto Torres) che cura il recupero l’inserimento sociale dei disabili con il nuoto con la collaborazione della Federazione italiana nuoto paralimpico, tutti presenti all’appuntamento con i diversi rappresentanti.

Il compito di presentare le due atlete è stato affidato a Manolo Cattari, psicologo dello sport del Progetto AlbatroSS ma hanno portato i saluti di enti e associazioni il presidente della Finp Roberto Valori, il delegato del rettore Salvo Mura, il delegato regionale della Finp Danilo Russu. E poi le protagoniste sono state Cecilia Camellini e Francesca Secci. Con la loro storia, con le prime vasche («ho iniziato a tre anni – ha detto la campionessa paralimpica – e a dieci sono passata all’agonismo»), le difficoltà quotidiane che devono affrontare i disabili. Ma anche le sensazioni di quei momenti, come ha raccontato sempre Cecilia Camellini, quando non irocrdava «di aver atteso così tanto tempo, a bordo vasca, prima che iniziasse la finale». O i momenti difficili, come ha spiegato Francesca Secci, quando era difficile nuotare e studiare contemporaneamente. E i ragazzi. Giada, Silvia, Antonio, Luca, Stefano, Andrea, Sadi che hanno voluto sapere quali sacrifici si devono affrontare per raggiungere risultato di livello mondiale. O più semplicemente un «chi ve lo fa fare?». «Lo facciamo per noi stesse – hanno risposto le due atlete –, perché ci piace farlo, perché possiamo trasmettere quelle sensazioni positive che viviamo in acqua e fuori». Esempio per gli altri? «Oddio, no – ha detto Cecilia Camellini – ma sicuramente è una grande soddisfazione». «Io continuo a non sentirmi nessuno – ha aggiunto Francesca Secci – e le paralimpiadi sono una soddisfazione personale». Invidia per gli sport più ricchi?. «Invidia no - hanno risposto le due atlete – ma qualche soldino in più non farebbe male. Anche per sostenere le famiglie che in questi anni sono stati i nostri principali sponsor».

WsStaticBoxes WsStaticBoxes