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Sassari

l’astensione

Giustizia, sciopero contro i tagli

Il personale amministrativo fermo per un giorno, udienze in tilt

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SASSARI. «Un barelliere non può improvvisarsi cancelliere come un magistrato non può improvvisarsi medico».

È uno degli slogan contenuti nella locandina che annunciava lo sciopero dei lavoratori degli uffici giudiziari che alcuni giorni fa hanno incrociato le braccia. In particolare la vertenza si concentra su alcuni aspetti che hanno convinto il personale degli uffici giudiziari ad astenersi dal lavoro per rivendicare il diritto alla carriera, con la riqualificazione giuridica ed economica di tutti i lavoratori della giustizia e poi per protestare contro la proposta dell’Amministrazione di riscrivere l’ordinamento professionale e attribuire nuove e diverse mansioni, in cambio di una banale progressione economica a favore di sei/settemila dipendenti. E ancora per «ottenere che gli straordinari e gli emolumenti accessori vengano pagati mensilmente o comunque nell’anno in cui viene resa la prestazione lavorativa, così da evitare gli assurdi ritardi dell’ultimo triennio». I lavoratori chiedono poi che ci siano «migliori condizioni e carichi di lavoro più sostenibili, nel rispetto della dignità e della salute dei lavoratori, sempre più spesso compromessa da improvvise patologie derivanti da situazioni di stress da lavoro correlato». E, non ultimo, «anzi, soprattutto, per garantire un servizio più efficiente e dignitoso ai cittadini».

Gli effetti dello sciopero si sono “sentiti” anche a Sassari dove venerdì scorso ha scioperato il personale degli uffici del palazzo di via Roma, della sezione staccata della corte d’appello, del tribunale dei minori, dell’ufficio del giudice di pace. Uno stop che ha creato qualche disagio agli utenti e che ha comportato anche il rinvio di numerose udienze penali e civili proprio per via dell’assenza dei lavoratori delle cancellerie.

Il tutto mentre a Roma, vicino al ministero della Giustizia, circa un migliaio di lavoratori provenienti da tutte le regioni d’Italia manifestavano in massa per rivendicare sacrosanti diritti. (na.co.)

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