L’Sgb in debito con 40 consulenti
Disoccupati perchè non sono stati banditi i concorsi Professionisti e tecnici vantano arretrati per 10 mesi
SASSARI. Da diversi mesi attendono il pagamento delle “mensilità” arretrate, ma dalla Asl sassarese al momento non è arrivata alcuna risposta. Una situazione particolare, quella che stanno vivendo i consulenti esterni del San Giovanni Battista, una quarantina di professionisti che per anni hanno lavorato nell’istituto e che con il passaggio all’Azienda sanitaria speravano di veder stabilizzata la loro posizione lavorativa. Consulenti, almeno sulla carta visto che erano tutti Partite Iva, che attendono il pagamento di 10 mensilità.
Eppure avevano avuto ampie rassicurazioni dai vertici della fondazione che al momento del passaggio sotto l’ala dell’amministrazione pubblica, la loro situazione sarebbe stata regolarizzata. Magari attraverso un concorso. Invece per tecnici, educatori e psicoterapeuti le porte dell’ex San Giovanni Battista si sono chiuse inesorabilmente. «E questo è incomprensibile – spiega una delle psicoterapeute – visto che i concorsi sono stati fatti per tutti o quasi. Solo quaranta di noi sono rimasti fuori: non solo nessun passaggio automatico alla sanità pubblica, ma neppure uno straccio di concorso».
Vista la mala parata, parte dei consulenti ha deciso di passare alle maniere forti e dopo una prima lettera legale, sono partiti i primi decreti ingiuntivi. Ma solo una parte dei consulenti ha visto arrivare i denari. Alcuni di loro avevano infatti puntato le armi legali sulla Fondazione e questo ha bloccato l’iter giudiziario e costretto i consulenti a proporre un altro decreto ingiuntivo stavolta a carico della Asl sassarese. «No, io non ho voluto passare all’azione legale – aggiunge la psicoterapeuta – perché speravo di risolvere le vertenza senza passare per il giudice. Ho scritto al commissario della Asl di Sassari, al presidente della giunta regionale Francesco Pigliaru e all’assessore alla Sanità Luigi Arru. Nessuno di loro mi ha mai risposto. Eppure nessuno ha mai disconosciuto il valore del nostro operato. Anzi, la continuità terapeutica è alla base dei trattamenti di recupero sia fisico sia psicologico. Però ci hanno anche detto che i dipendenti dell’ex Ipab avevano la precedenza, ma il nostro turno non è mai arrivato. Eravamo, almeno sulla carta, liberi professionisti, e poco importa che più di una volta siamo intervenuti per risolvere problemi che non erano di nostra competenza. Ma si sa, eravamo “consulenti invisibili” e adesso non sappiamo cosa fare».
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