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Sassari

Giave, cresce la protesta: la stazione deve riaprire

di Emidio Muroni
Giave, cresce la protesta: la stazione deve riaprire

I sindaci del territorio scendono ancora in piazza accanto al primo cittadino Uras Alla manifestazione anche gli scolari delle elementari: «Rivogliamo il treno»

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GIAVE. C’erano anche i giovanissimi scolari, guidati dalla ordinatrice della biblioteca Monica Faedda, dalla sindaca, Mariantonietta Uras, venerdì sera insieme a diversi cittadini e ai sindaci appartenenti all’Unione dei comuni del Meilogu, nello spazio antistante la stazione.

Tutti insieme hanno partecipato con cartelli, canti e richieste, intonati a gran voce dai più piccoli, all’ennesima sentita manifestazione di protesta per la chiusura del servizio ferroviario, ritenuto da tutti uno snodo strategico per gli spostamenti ed il futuro del territorio.

Alla voce dei manifestanti in settimana si è aggiunta anche quella di diverse formazioni politiche che hanno in pratica sostenuto quanto affermato dagli oratori che hanno preso la parola per esprimere, pacatamente ma con estrema durezza, il risentimento di tutto il territorio per il comportamento delle istituzioni, e la condanna per il provvedimento di chiusura della stazione ferroviaria di Giave.

Sono anni che il territorio del Meilogu subisce tagli in tutti i servizi, dal ridimensionamento dell’Ospedale di Thiesi alla chiusura delle scuole dell'obbligo, effettuate con metodi ragionieristici, senza tener conto degli effetti negativi sulle comunità, è stato osservato, ed ora la chiusura della stazione di Giave.

Un taglio che pare quasi rientrare in una politica d’isolamento, attuata sistematicamente e, che priva la comunità dei servizi essenziali, tra cui il diritto alla mobilità, con il solo risultato di impoverirle e amplificare il fenomeno dello spopolamento.

La sindaca Mariantonietta Uras, il presidente, Salvatore Masia, e tutti i sindaci dell’Unione Meilogu hanno manifestato in particolare il disappunto e la delusione per la totale mancanza di risposte da parte di tutte le istituzioni interpellate, alle varie richieste presentate.

«Sono state chieste, e segnalate, solo poche fermate di treni non veloci nella stazione di Giave, che consentirebbero proficui spostamenti durante la giornata e in sicurezza a un bacino di circa 25mila residenti» ha detto, e scritto in vari modi, la sindaca e l’Unione dei Comuni del Meilogu, ma non è mai arrivata alcuna risposta dalla Regione, né da Trenitalia, né da Rete ferroviaria Italiana”.

Una gestione ritenuta strategicamente e politicamente gravemente scorretta, contro la quale tutto il territorio ha deciso di continuare una battaglia ritenuta di sopravvivenza per difendere il diritto a spostarsi.

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