La Nuova Sardegna

Sassari

Omicidio di Martis, Addis si difende dal gup

di Nadia Cossu

L’uomo accusato di aver ucciso Valentino Saba: «L’ho colpito e poi ho chiamato carabinieri e 118»

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MARTIS. «Il bastone e gli stivali non avevano tracce di sangue perché prima di salire in macchina li ho puliti sull’erba». Risponde così, Gavino Addis, a una delle prime “contraddizioni” rilevate a suo tempo dalla Procura. E risponde a tante altre domande durante l’esame a cui si è sottoposto in sede di udienza preliminare davanti al gup Michele Contini. È accusato, l’allevatore di Martis, di aver ucciso a bastonate il suo compaesano Valentino Saba.

Addis aveva raccontato agli investigatori di aver sorpreso Saba nel suo podere e di averlo disarmato del bastone. Quindi di averlo colpito più volte per difendersi. L’imputato però non aveva riportato graffi e il bastone consegnato spontaneamente non era stato considerato compatibile con le lesioni mortali rilevate sul corpo della vittima. Il sospetto della Procura è che l’arma del delitto sia un’altra che qualcuno avrebbe fatto sparire prima dell’arrivo dei soccorsi e dei carabinieri. L’avvocato Gianmario Fois (che assiste Addis) aveva chiesto il rito abbreviato condizionato all’audizione dei Ris per chiarire il “mistero” dell’arma ma il gup aveva respinto la richiesta.

Valentino Saba, 64 anni, era stato ucciso il 2 dicembre del 2015 nella zona di “Fransiscu Crappinu”, all’ingresso di Martis. Addis, 53 anni, rivale storico della vittima per vecchie questioni, è in carcere come reo confesso. L’uomo aveva raccontato agli inquirenti di aver sorpreso Saba di notte nella sua azienda vicino alle pecore. Di aver quindi preso un bastone e di aver disarmato e colpito la vittima «per dargli una punizione». Una versione che però non ha mai convinto gli inquirenti, sicuri che Valentino Saba (i cui familiari si sono costituiti parte civile con l'avvocato Giuseppe Onorato) potesse esser stato addirittura affrontato da più persone e che quindi il delitto non fosse stato commesso per legittima difesa. «Ho sentito dei rumori – ha spiegato l’imputato in aula rispondendo alle domande del suo avvocato e a quelle del pm Corinna Carrara – le pecore saltavano come quando arrivano degli animali, sono andato a controllare, non ero armato, ero convinto ci fossero dei cani. Poi ho visto una persona, ho riconosciuto Saba, mi sembrava avesse un fucile in mano, invece era un bastone. Allora ho preso delle pietre e gliele ho lanciate. Poi c’è stata la colluttazione, gli ho preso il bastone dalle mani e l’ho colpito finché non è caduto a terra, c’era sangue. Sono andato via e ho raggiunto la caserma dei carabinieri, ho suonato e ho detto che c’era un problema. Ho chiamato il 118, sono arrivate due ambulanze. Raggiungere il punto in cui si trovava Saba non era possibile con i loro mezzi, allora siamo saliti con la mia macchina». Saba era morto per le numerose lesioni riportate. Il 20 dicembre ci sarà la requisitoria del pm.

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