La Nuova Sardegna

Sassari

L’Archivio sarà patrimonio di tutti

di Antonio Meloni
L’Archivio sarà patrimonio di tutti

Aperta nel Collegium Mazzotti la nuova sede del materiale storico diocesano

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SASSARI. L’idea è quella di farne un centro culturale aperto a studiosi e ricercatori, in sintonia con la funzione storica che l’edificio ha avuto fin dalle origini. Le sale del Collegium Mazzotti, dove da sabato ha sede l’Archivio storico diocesano, sono le stesse che hanno ospitato la prima sede della Fuci, (Federazione universitaria cattolica italiana) fondata dal compianto monsignor Enea Selis. Lo ha ricordato anche il direttore, Giancarlo Zichi, aprendo, sabato sera, l’affollata cerimonia che ha preceduto l’inaugurazione della nuova struttura.

Una sede rinnovata, centrale, di fronte al duomo, a fianco al museo diocesano, nel cuore di quel centro storico mai abbastanza valorizzato. Affiancato da Monica Ortu, l’architetto che ha diretto i lavori, e dallo storico Attilio Mastino; Giancarlo Zichi, direttore dell’archivio, nonché responsabile dell’ufficio Beni culturali della diocesi, ha ripercorso in pochi minuti gli oltre trent’anni di storia della struttura che custodisce gli antichi documenti della chiesa turritana.

Più di quarantamila, tra volumi e carte sciolte, ripartiti in quattro fondi che costituiscono il nucleo principale dell’archivio. Tra questi, la parte più rilevante, anche sul piano storico, è rappresentata dai “Quinque libri”, i cosiddetti libri canonici, in cui dal XVI secolo i parroci cominciarono a registrare battesimi, matrimoni, morti, cresime e gli stati delle anime, le notizie anagrafiche dei parrocchiani, nonché le loro professioni e le proprietà, dati, specie questi ultimi, utili ai fini della determinazione della decima.

L’archivio turritano custodisce quelli relativi alle parrocchie storiche fino a tutto il 1800, una messe preziosa di informazioni che incrociano con la storia, l’economia, la società e la cultura della Sassari antica. Due anni di lavori, sotto la direzione di Monica Ortu, non solo per riportare l’edificio all’antico splendore, ma anche per rispettare i requisiti imposti dalla normativa di settore riguardo alla sicurezza e alla conservazione di beni documentali a carattere storico.

La struttura si sviluppa su due piani da 120 metri quadri, dove sono stati sistemati volumi e documenti, otto postazioni informatiche e due visori per microfilm, una sala lettura e i depositi: «Un lavoro molto impegnativo - ha spiegato l’architetto Ortu - che ha richiesto l’impiego di sette imprese e 14 maestranze, ma che non è ancora concluso perché manca la ristrutturazione dell’ultimo piano».

Il buon esito delle operazioni si deve anche al personale della struttura – Danila Pinna, Cinzia Gualtieri e Marco Zonza – supportati da alcuni volontari, che per settimane hanno sistemato volumi, documenti e faldoni negli scaffali nuovi di zecca. Il tutto grazie a un finanziamento della Fondazione di Sardegna, rappresentata, sabato sera, da Angela Mameli: «Il corpus di documenti custoditi in questo archivio - ha detto - è di rilevanza storica fondamentale e arricchisce culturalmente tutta la comunità, non solo sassarese».

Alla realizzazione dell’opera, ovviamente, hanno contribuito anche la Curia e la Conferenza episcopale italiana. Alla breve cerimonia, che ha preceduto l’inaugurazione della sede, sono intervenuti gli storici Antonello Mattone e Attilio Mastino, mentre l’arcivescovo, padre Paolo Atzei, ha benedetto i nuovi locali. La serata si è conclusa in Duomo con un concerto musicale del coro da camera e dell’orchestra del Conservatorio “Luigi Canepa” che hanno eseguito il Te deum seguendo un’antica partitura, inedita, tratta dal fondo capitolare della serie “Cappella musicale del Duomo”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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