La Nuova Sardegna

Sassari

«Ha forzato la finestra e si è calato giù»

di Luigi Soriga
«Ha forzato la finestra e si è calato giù»

Giovanni Piga è precipitato mentre tentava di “evadere” con un lenzuolo. I vertici dell’Aou: questo non è un carcere

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SASSARI. Se giri la maniglia e tiri, la finestra resta bloccata. Solo con la leva verso l’alto si attiva l’apertura a vasistas. Ma è uno spiraglio utile a un ricambio d’aria: una persona non ci passa di certo. Come Giovanni Piga, pensionato di Sennori di 75 anni, l’altra mattina sia riuscito a calarsi con un lenzuolo dalla finestra della sua stanza, resta ancora un mistero.

Finestra forzata. I medici e la direzione dell’Aou sostengono che l’uomo abbia forzato il meccanismo di blocco degli infissi. «Non siamo in un carcere – spiegano – e non sono previsti dispositivi di contenimento così efficienti. C’è una chiavetta che consente o meno l’apertura totale della finestra, ma può essere manomesso esercitando una certa forza». Alcuni parenti dei pazienti ricoverati, però, dicono che quella finestra era spalancabile, e Giovanni Piga lo sapeva bene.

La sua evasione, domenica mattina alle 6, è durata pochi secondi. Ha fatto in tempo a scavalcare e calarsi per un paio di bracciate dai lenzuoli annodati, che il nodo ha ceduto e l’uomo è precipitato sul cemento. Un volo di almeno tre metri, dal momento che, pur essendo un primo piano, la finestra si trova a circa sette metri di altezza. Lo schianto è stato violento e i traumi non hanno dato scampo al paziente.

I vicini di letto. «Ci ho parlato a lungo la sera prima dell’incidente – ha detto il figlio del suo compagno di stanza – una persona apparentemente lucida, che chiacchierava volentieri. Mi ha raccontato un sacco di cose della sua vita, di quando faceva il manutentore in un villaggio turistico a Santa Teresa, e mi parlava dei suoi problemi di salute. Era preoccupato ed ossessionato da queste complicazioni ai polmoni. Ce l’aveva con i medici, questo sì, perché convinto che non lo stessero curando bene. Per lui era il secondo ricovero nell’arco di un mese e mezzo. Diceva: ma perché non me lo aspirano una buona volta questo liquido nei polmoni? Stare in ospedale gli pesava, ma non aveva mai detto di voler fuggire. Sicuramente quella mattina non era lucido, chissà cosa gli è passato per la mente».

L’assurda evasione. Anche perché per andare via dal reparto Medicina Interna basta infilarsi un paio di ciabatte e incamminarsi verso l’uscita.

Il rischio più grosso che si possa correre è che un medico pretenda una firma per delle dimissioni volontarie. Non c’è sicuramente alcun bisogno di organizzare una fuga con una corda. Quindi qualche cosa, a livello di logica e razionalità, non deve aver funzionato.

Dall’altro lato però stupisce l’ingegno nell’architettare l’evasione. Il pensionato ha disfatto il letto e legato assieme le lenzuola. In una estremità ha fatto un doppio nodo, ha aperto una delle due finestre in modalità vasistas, ha infilato il lenzuolo e poi l’ha chiusa. Il doppio nodo così restava assicurato all’interno della stanza. Dopodiché ha aperto la seconda finestra, si è arrampicato sul davanzale, ha afferrato il lenzuolo, e ha cominciato la discesa. L’anomalia di questo assurdo piano di fuga è che la lunghezza di entrambe le lenzuola non avrebbe comunque coperto l’altezza totale di un primo piano. Sarebbe comunque avanzato un salto di un paio di metri, che non è compatibile con una persona anziana e debilitata da una pleurite.

Le indagini. Sulla vicenda l’Azienda Ospedaliera Universitaria ha aperto un’inchiesta interna, e ieri mattina il primario del reparto di Medicina Interna Francesco Bandiera, assieme ai suoi collaboratori presenti la mattina dell’incidente, sono stati convocati in una riunione per ricostruire l’accaduto. «La relazione mi verrà consegnata oggi – dice il direttore generale Antonio D’Urso – dopodiché potremo trarre le nostre conclusioni. Tengo a precisare però che Medicina Interna non è un reparto speciale come può essere Psichiatria, dove per i pazienti esistono restrizioni della libertà personale. Quindi la legge non prescrive finestre o accessi con particolari dispositivi di contenimento. Certo è, che questo episodio ci spinge a rivedere determinate misure di sicurezza, e a prendere in considerazione eventuali accorgimenti a 360 gradi nella struttura, e soprattutto nei settori ospedalieri più vecchi e non ancora accreditati».

In sostanza il blocco della finestra in posizione vasistas equivale più a una precauzione piuttosto che a un obbligo del personale ospedaliero. E questa carenza normativa lascia perplessi: perché purtroppo reparti come oncologia, dove nella vita si inserisce il conto alla rovescia, spesso mettono a dura prova la tenuta mentale di un paziente. Le lungo degenze poi pullulano di anziani che perdono la lucidità. Insomma, gli aspiranti suicidi non sono un’esclusiva dei reparti blindati di Psichiatria. Quindi un potenziamento della sicurezza in tutti i settori, sarebbe quanto mai provvidenziale.

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