Violenza sulle donne? Si previene a scuola
Tre i progetti del Comune che coinvolgono trentasei istituti e tre nidi: l’obiettivo è contrastare gli stereotipi di genere
SASSARI. Un drappo di panno rosso lacero e bucato, un reggiseno macchiato e strappato. Attorno, nomi di donne vittime di violenza. Una rappresentazione dura, ma fin troppo chiara con cui i ragazzi della terza A del liceo Scientifico Spano partecipano al progetto promosso dal Comune per contrastare gli stereotipi di genere e la violenza sulle donne.
Fenomeno tristemente diffuso che però si può combattere già nella scuola, terreno ideale per individuare e contrastare la formazione degli stereotipi di genere che, secondo gli esperti, sono alla base di una distorta percezione della diversità tra maschio e femmina.
I dettagli di questa bella iniziativa sono stati illustrati ieri, nella sala consiglio di Palazzo ducale, dalla presidente Esmeralda Ughi, affiancata dall'assessora Monica Spanedda (Politiche sociali), da Giuseppe Fara (Ufficio scolastico territoriale) e dallo psicologo Paolo Demartis (Progetto Aurora).
Tre programmi ambiziosi, ancora in itinere, incentrati sulla diversità tra uomo e donna, che coinvolgono trentasei scuole e tre nidi comunali. La scuola, dunque, terreno d'elezione per arrestare un'escalation che ha ormai il carattere dell'emergenza e a dirlo non sono solo le cronache quotidiane, ma una realtà drammatica su cui occorre intervenire subito. L'intento è quello di modificare la percezione sbagliata della diversità di genere che, prima o poi, può trasformarsi in violenza.
Il primo, denominato, "GeneriAmo parità", è un percorso studiato dal Comune e dall'Ufficio scolastico territoriale che nei prossimi anni coinvolgerà studenti, professori, educatori e genitori, dai nidi d'infanzia alle superiori «con l'obiettivo - ha spiegato Monica Spanedda - di avviare una trasformazione culturale basata sul lavoro di squadra tra scuola, famiglia e terzo settore».
Il secondo, "Chiamarlo amore non si può", è già partito e si inserisce nell'ambito del protocollo d'intesa siglato dal Comune e da diverse istituzioni. Ai ragazzi delle classi coinvolte, è stato chiesto di rappresentare la violenza sulle donne in modo personale, attraverso disegni o testi scritti. Un'esperienza che ha permesso loro di esprimere liberamente il proprio pensiero stimolando la riflessione su un fenomeno tristemente diffuso anche in Sardegna.
«Fondamentale - spiega Esmeralda Ughi, presidente del Consiglio comunale - capire la percezione della violenza tra i giovani, punto di partenza per sperimentare nuove forme di confronto nella speranza che i ragazzi colgano la reale portata del fenomeno».
A ridosso di questa iniziativa, si è aperta ieri la mostra di elaborati, realizzati dai ragazzi, esposti nell'androne di ingresso di Palazzo ducale, che fino all'8 gennaio prossimo è a disposizione dei visitatori. Ultima, non per importanza, l'indagine realizzata dallo psicologo Paolo Demartis (Progetto Aurora) finalizzata alla comprensione della percezione del concetto di violenza sulle donne diffusa tra i giovani delle superiori. Una ricerca ad ampio spettro e dalle conclusioni per niente scontate che ha coinvolto più di 1.400 studenti di tre istituti superiori: Scientifico, Tecnico e Alberghiero, per un totale di 814 maschi e 605 femmine.
«Il ruolo della scuola - ha concluso a margine dell'incontro Carla Fundoni, presidente della commissione Politiche sociali - deve essere anche quello di aiutare i ragazzi a superare i limiti imposti dai pregiudizi che ostacolano la complementarietà tra i generi all'interno della società rendendo difficile la lotta contro la violenza sulle donne».
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