«Il Meledina costa troppo, ci costringono a chiudere»
Il presidente dell’Asd Junior Ozierese: le società pagano canoni troppo alti L’illuminazione è insufficiente mentre i boiler degli spogliatoi sono da cambiare
OZIERI. Non naviga in buone acque la giovane società sportiva Asd Junior Ozierese, nata da pochi anni ma già in crisi a causa dell’accumularsi di spese e costi di gestione. Lo rivela il presidente Massimo Brundu, che racconta di una serie di problemi che stanno pesando duramente sulle finanze dell’associazione. Tutto inizia con l’arrivo della richiesta da parte del Comune dei canoni per l’utilizzo del campo sportivo Meledina: più di 2500 euro relativi al 2015 che la società ha dovuto compensare, in parte, con i 1600 euro del contributo regionale andando ad accumulare più di 900 euro di debito. Un “rosso” che sarà difficile riuscire a recuperare in tempi brevi, soprattutto perché la società, come le altre, ha a suo carico anche i costi energetici e le manutenzioni. Il costo del canone è dovuto, e infatti la lamentela è un'altra: come è possibile dover pagare canoni così alti se a quel costo non corrisponde un servizio, ovvero una struttura adeguata? Il campo Meledina, utilizzato dalla Junior ma anche da altre società, da tempo non viene sottoposto a manutenzioni da parte del Comune (i lampioni, per esempio, funzionano solo per un terzo), ma sono le società a occuparsi dei lavori. Da poco la Junior ha provveduto ai lavori di sistemazione delle porte e del tetto (ricevendo solo un contributo per i materiali) mentre è già dal giugno dello scorso anno che chiede, senza ottenere risposta, di poter sostituire i cinque boiler degli spogliatoi con una caldaia, che darebbe modo di risparmiare parecchio sulle spese energetiche. Spese che, come detto, sono a carico della società, ma che fanno massa con i costi che ricadono anche sulle altre squadre: anche se, dice il presidente, non si capisce bene come tali costi siano ripartiti. C’è confusione, quindi, che cozza con la dichiarata «logica del risparmio» e con quello spirito di «responsabilizzazione» delle società sportive che ispira il regolamento comunale per la gestione delle strutture. «Si parla di risparmio e responsabilizzazione – dice infatti il presidente – e invece nella pratica succede il contrario. Le società ricevono solo conti da pagare ma nessuno spiega le causali di quei costi. Oltrettutto – prosegue – non siamo messi neanche nelle condizioni di provare a risparmiare, come dimostra l’esempio della richiesta, inascoltata, di acquistare la caldaia per gli spogliatoi: un costo che eravamo anche pronti ad accollarci noi scalandolo dal canone. La Asd si autofinanzia completamente, non ha introiti da biglietti e punto ristoro ma solo dalle quote dei ragazzi e dagli sponsor. Andando avanti di questo passo temo che presto saremo costretti a chiudere i battenti».
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