Bonifiche costose e complesse

Per risanare la discarica di Lu Pinu-Calancoi servirebbero decine di milioni

SASSARI. La parola bonifica fa rima con milioni e con tempi biblici. Perché decenni di violenza ambientale lasciano ferite profonde che non si possono cancellare con frettolosa disinfezione. Per la Valle dei Ciclamini lo scontrino si sta srotolando molto salato. Prima la mega discarica comunale di Calancoi, una bomba ecologica mai messa definitivamente in sicurezza. E ora la discarica sugli oltre quattro ettari adiacenti, che ribolle di fumi cancerogeni e che rappresenta una pericolosa estensione dell’inquinamento ambientale. Le prime impressioni avute dal biologo Giuseppe Porcheddu, incaricato dalla polizia municipale di svolgere una perizia per conto della Procura, non sono affatto confortanti. «Parliamo di uno scavo molto profondo, uno strato di 40 o 50 metri di rifiuti accumulati in 35 anni. È un costone di roccia completamente riempito, dove presumibilmente ci è finito di tutto. Ora la preoccupazione si concentra sulla combustione sotterranea e sui fumi alla diossina o agli idrocarburi policiclici aromatici che si propagano nella valle. Ma questo è l’aspetto meno allarmante. Non dimentichiamoci che anche l’altra discarica di Calancoi, diversi anni fa, si era trasformata in una enorme torta nuziale con le candeline accese, a causa di un rogo che si era propagato per tutta la valle. E il biogas dei rifiuti l’aveva alimentato per settimane. Poi si era spento in modo naturale, e anche a Lu Pinu accadrà la stessa cosa non appena la combustione in assenza di ossigeno farà il suo corso. Due settimane fa gli strumenti avevano rilevato diverse sacche termiche, ma ora il magistrato ha sequestrato l’area e non è stato più possibile varcare i sigilli. Non sappiamo se i fuochi sotterranei si sono spenti».

L’aspetto più allarmante però riguarda la situazione delle falde acquifere: «Ora le cose da fare sono queste: innanzitutto bisogna procedere con dei carotaggi attorno alla discarica e al centro per stimare la quantità e la tipologia di inquinamento. Occorrerà intercettare le falde acquifere ed effettuare le analisi, perché le acque piovane inevitabilmente sono penetrate in profondità nel terreno e si sono portate dietro tutte le sostanze stratificate nel deposito di rifiuti. E hanno formato un percolato che con tutta probabilità ha contaminato le falde acquifere. In questo caso il monitoraggio è il primo passo per avere il polso sulla portata dell’inquinamento. Servono dunque dei piezometri in prossimità della discarica, ma è fondamentale anche l’ispezione dei pozzi delle case vicine, con un’analisi della purezza dell’acqua».

Ma per effettuare i carotaggi non si può prescindere da un piano di caratterizzazione che dica come e dove realizzare gli scavi. I costi delle bonifiche, inevitabilmente, sono elevatissime, ed è assurdo pensare di riversarli tutti sul proprietario del terreno privati. «Solo per scavare un pozzo occorrono mediamente 4-6mila euro. E i carotaggi saranno almeno una decina. Il piano di caratterizzazione è costoso, ma sono le bonifiche a raggiungere cifre da capogiro, difficilmente sostenibile se non attraverso ingenti finanziamenti pubblici. Per blindare la discarica e salvaguardare le falde occorrono dei diaframmi da inserire del terreno, o in alternativa è necessario ricoprire l’intera discarica con una sorta di ombrello impermiabile che non faccia penetrare l’acqua nel terreno. Per entrambe le soluzioni si parla di decine di milioni di euro». (lu.so.)

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