«Era invalido, 17 incidenti Perché aveva la patente?»
Piero Angelo Pischedda aveva rinnovato il permesso di guida appena due mesi fa I familiari: «La commissione non tenne conto della relazione di un neurologo»
SASSARI. «Mio padre era un uomo con un’invalidità del cento per cento, non avrebbe dovuto guidare già da tempo e se venerdì scorso qualcuno gli avesse impedito di salire su quella macchina non sarebbe andato incontro a questa tragica fine». Non riesce a darsi pace Letizia Pischedda, la figlia dell’automobilista di 64 anni che venerdì è andato a schiantarsi con la sua auto contro il muro in trachite di via Kennedy che spacca in due le strade di entrata e uscita del quartiere di Latte Dolce.
La Renault Clio di Piero Angelo Pischedda, invalido da anni a causa di diverse patologie, è andata ad accartocciarsi contro il muraglione che si trova a pochi metri dall’antica chiesa di Nostra Signora del Latte Dolce poco prima dell’ora di pranzo e per l’uomo non c’è stato niente da fare. Una testimone lo ha visto perdere il controllo e puntare contro quell’ostacolo mortale senza neanche un tentativo di frenata.
Stamattina l’esame autoptico disposto dal sostituto procuratore Mario Leo per fare chiarezza sulle cause dell’incidente, dovrà dire se l’uomo sia stato colpito da un malore mentre si trovava al volante. Le figlie di Piero Angelo Pischedda, Letizia e Daniela, vogliono però capire anche il motivo per cui non gli sia stato impedito di mettersi alla guida nonostante i problemi di salute.
«Mio padre aveva un’invalidità totale - spiega la figlia Letizia - con difficoltà motorie evidenti e con l’impossibilità a provvedere alla sua igiene personale e a una corretta alimentazione. Eppure negli ultimi cinque anni nonostante le nostre numerose richieste nessuno ci aveva aiutato ad aiutarlo».
Piero Angelo Pischedda diversi anni fa aveva avuto un ictus e da quel momento la sua vita era cambiata. Nel 2010 era rimasto vedovo e la scomparsa della moglie Caterina lo aveva portato a isolarsi dal resto della famiglia. Le figlie provavano ad aiutarlo con grande difficoltà, ma si sono sentite abbandonate. «Tutti erano a conoscenza delle sue condizioni - continua la figlia Letizia - dei suoi svariati incidenti, ben 17 in sei anni, dei suoi comportamenti a volte pericolosi per sé e per gli altri e del fatto che fosse raggirato e derubato da persone poco raccomandabili e già conosciute alla legge. Tutti - si rammarica la donna - dalle forze dell’ordine ai medici di famiglia, agli assistenti sociali e a quelli del centro di igiene mentale erano stati da me informati della situazione, ma nonostante ciò ho ricevuto solo porte in faccia e chi poteva fare qualcosa ha preferito lavarsene le mani». I familiari sospettano che due mesi fa nel rinnovargli la patente i sanitari della commissione medica non abbiano tenuto conto di una relazione di un neurologo che prescriveva una tac cranica. «Il 19 ottobre scorso - continua Letizia Pischedda - mio padre ha ottenuto, con nostro grande stupore, il rinnovo della patente. Ne aveva una speciale a causa dei suoi problemi fisici e la commissione medica aveva richiesto una visita neurologica per approvare il rinnovo che gli avrebbe consentito di continuare a mettersi al volante. Nella relazione il neurologo ha scritto che per il paziente sarebbe stata utile una valutazione neuropsicologica e una tac cranica. Perché la commissione medica ha deciso di non prendere in considerazione una relazione fatta da uno specialista - si domanda la figlia - ed è stata rinnovata a mio padre la patente per un anno, nonostante i gravi problemi alla vista, oltre a tutto il resto? Sono triste, arrabbiata, delusa e in attesa di risposte - aggiunge Letizia Pischedda - ho perso mio padre così e ora vorrei capire se ci sia stata troppa leggerezza da parte dei medici della commissione. Penso che se quei medici avessero richiesto quell’esame e atteso il suo esito mio padre non avrebbe ottenuto quel rinnovo e forse - conclude la figlia - venerdì non sarebbe andato incontro a questa tragica fine. Spero che qualcuno possa dare a me e a mia sorella le risposte che cerchiamo».
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