LA NOSTRA TERRA DEI FUOCHI
di DANIELA SCANO Oltre ad essere una bomba ecologica ad alto potenziale, la terra gonfia di rifiuti tombati che bruciano da settimane nella Valle dei Ciclamini è anche la metafora del modo in cui...
di DANIELA SCANO
Oltre ad essere una bomba ecologica ad alto potenziale, la terra gonfia di rifiuti tombati che bruciano da settimane nella Valle dei Ciclamini è anche la metafora del modo in cui generazioni di sassaresi hanno affrontato il problema dello smaltimento delle scorie prodotte nelle proprie case e all’interno delle piccole imprese artigiane. Il metodo del nascondi e dimentica.
La ex discarica privata di Lu Pinu, confinante con quella che fu la discarica comunale di Calancoi, è uno dei grandi tappeti sotto cui è stata nascosta la “polvere” di una società benestante e incosciente. Sotto quela distesa di terra sono stati spensieratamente rottamati i vecchi elettrodomestici, ci si è allegramente liberati di ettolitri di oli esausti e di vecchi pneumatici, è stata riversata ogni sorta di schifezza industriale senza che nessuno degli inquinatori si sentisse in colpa per questo. Sotto quel tappeto di terra, insieme con i rifiuti della società del benessere, è stata seppellita anche l’abissale ignoranza ambientalista di una intera società.
Oggi che dalle viscere di Lu Pinu sbuffano nuvoloni neri di diossina e altri veleni, ora che il fuoco arroventa decenni di scorie allegramente abbandonate dai nostri genitori, la Valle dei Ciclamini ci appare per quello che è: la nostra Terra dei Fuochi. Un sito ad altissimo inquinamento che brucia e ci costringe a correre ai ripari. Nel frattempo tante altre discariche tombate e dimenticate invece di bruciare inquinano le falde che alimentano la nostra acqua contribuendo forse a trasformarla, come scrive Giovanni Bua con un ampio servizio a pagina 2, nella peggiore acqua d’Italia. Quante siano quelle discariche non lo sapremo fino a quando la terra comincerà a sputare fumi velenosi.
Dopo l’incendio divampato nella Valle dei Ciclamini si è messo in moto un meccanismo che dovrebbe portare a due traguardi importanti: la individuazione dei presunti responsabili dell’inquinamento e la messa in sicurezza dei luoghi. La polizia municipale e i consulenti ricostruiranno i fatti che dovrebbero poi portare all’accertamento delle eventuali responsabilità. Mentre altri soggetti istituzionali avvieranno (si spera) con somma urgenza la bonifica. Sono entrambe imprese difficili, la seconda anche molto costosa e infatti è già cominciata la guerra su chi dovrebbe sostenere i costi.
Speriamo che non accada in questo caso, ma le inchieste sull’inquinamento ci hanno insegnato che ripercorrendo a ritroso le responsabilità, a un certo punto gli inquirenti sono costretti a fermarsi. Anche se si arrivasse in aula di giustizia, infatti, al momento della sentenza scatterebbe la prescrizione che cancella i reati molto meglio di come la terra di Lu Pinu abbia nascosto la spazzatura di generazioni di sassaresi.
Forse la morale di questa storia di rifiuti che bruciano da settimane è proprio questa. Noi possiamo nascondere i problemi sotto il tappeto, a volte per decenni, ignorandoli fino a dimenticarcene. La terra invece non dimentica. E prima o poi ci presenta il conto.
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