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Sassari

Paziente suicida a Sassari, i familiari parte civile

di Luca Fiori
Paziente suicida a Sassari, i familiari parte civile

Prima udienza davanti al Gup per due psichiatri e il responsabile di una struttura protetta dopo la morte di un 40enne

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SASSARI. Si è aperta con la costituzione di parte civile da parte della madre e dei due fratelli del quarantenne che a dicembre del 2012 si tolse la vita dopo essere fuggito da una comunità protetta, ieri mattina l’udienza preliminare nei confronti di due psichiatri e del responsabile della struttura sanitaria.

Nei loro confronti il pubblico ministero Carlo Scalas aveva chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo in concorso. Secondo l’accusa quel paziente affetto da «schizofrenia paranoide ad andamento cronico» non avrebbe dovuto essere lasciato da solo. Qualcuno avrebbe dovuto impedirgli di allontanarsi dalla comunità protetta “I Mandorli” in cui si trovava in regime di trattamento sanitario obbligatorio. Qualcuno la notte del 19 dicembre di cinque anni fa avrebbe dovuto impedirgli di lasciare la struttura di Rizzeddu, di raggiungere il ponte di Rosello e di togliersi la vita. Nel registro degli indagati dopo la denuncia dei familiari erano finiti Mauro Meloni, sassarese di 44 anni, conduttore sociale della comunità protetta “I Mandorli”, Martino Brandano, 62 anni, originario di Lecce, psichiatra del centro di salute mentale di Alghero e Isabella Nadia Satta, 37 anni di Sassari, psichiatra della comunità di Rizzeddu. Secondo il titolare dell’inchiesta i tre avrebbero dovuto capire la gravità della situazione e prendere tutte le precauzioni perché l’uomo non si allontanasse dalla struttura sanitaria in cui era ricoverato. Secondo il pm Scalas i due medici e il responsabile della comunità avrebbero «omesso di apprestare le specifiche cautele necessarie per la protezione del paziente e dirette a evitare che la malattia degenerasse in atti autolesionistici». Ieri mattina il gup ha ammesso le costituzioni di parte civile da parte dei familiari e rinviato al prossimo 28 febbraio. I parenti del defunto sono rappresentati dagli avvocati Claudio Mastandrea, Salvatore Dettori e Gianni Censori, mentre i tre accusati sono difesi dai legali Pietro Diaz, Luigi Esposito, Rita Vallebella e Franca Lendaro. Pochi giorni prima della tragedia, dopo un primo tentativo di suicidio, Isabella Nadia Satta aveva chiesto il trattamento sanitario obbligatorio e il suo collega Martino Brandano lo aveva convalidato. L’uomo aveva infatti tentato di togliersi la vita una prima volta il 9 ottobre del 2012, ma era stato salvato in extremis. Il pomeriggio del 19 dicembre, poche ore prima di allontanarsi dalla comunità l’uomo aveva minacciato di farsi del male durante un colloquio con il personale sanitario della comunità protetta. Poi nessuno lo aveva più visto. Qualche ora dopo era arrivata la notizia della sua morte quando i vigili del fuoco e la polizia avevano recuperato il suo corpo sotto il ponte di Rosello. In aula sarà battaglia. «Non era possibile - obiettano i difensori - prevedere quello che è accaduto, nonostante il grave quadro clinico del paziente».

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