Extravergine, annata compromessa dal clima
ITTIRI. La campagna olearia 2016 sarà ricordata, per la quantità di olio prodotto, come una delle peggiori registrate nell’ultimo decennio. A testimoniare la scarsa produzione i dati forniti dagli...
ITTIRI. La campagna olearia 2016 sarà ricordata, per la quantità di olio prodotto, come una delle peggiori registrate nell’ultimo decennio. A testimoniare la scarsa produzione i dati forniti dagli operatori del settore che, quest’anno, oltre le classiche patologie delle piante e delle drupe, hanno dovuto subire le avversità climatiche, responsabili, della pessima allegagione: processo che rappresenta la fase iniziale di sviluppo del frutto che segue la fioritura. In ordine, invece alla qualità, le valutazioni che danno gli esperti collocano l’extravergine prodotto a Ittiri nel 2016, nella fascia medio alta. Non necessariamente, infatti, quantità e qualità viaggiano di pari passo per il semplice motivo che i fattori che condizionano i due parametri sono di diversa natura. La prima risulta abbondante nell’annata di “carica” a discapito di quella di “scarica” dell’anno successivo. La seconda è sempre più condizionata, in positivo, dalla mano dell’uomo attraverso una serie di interventi che interessano la potatura, la concimazione, la raccolta i trattamenti fitosanitari e la molitura. Quest’ultima operazione si effettua nei frantoi che, a Ittiri, sono tre. Quello della Cooperativa Olivicoltori che, stando alle dichiarazioni del presidente Vincenzo Masia, nel 2016 ha lavorato circa 2500 quintali a fronte dei 4500 del 2015. Tuttavia la qualità risulta buona e questo lo si deve alla maggiore professionalità acquisita dai soci che, a differenza del passato operano i necessari trattamenti quali concimazione, trattamenti per l’occhio di pavone, una malattia che colpisce le foglie, per la cocciniglia e sopratutto per la mosca olearia responsabile della maggior parte dei danni che subisce la drupa. Infatti, sostiene Giovanni Faedda altro operatore del settore, la miglior qualità dell’olio prodotto, che negli ultimi anni è andata sempre crescendo, è dovuta alla migliore qualità delle olive che i produttori ci portano in frantoio, qualità che si ottiene osservando alcune regole quali la raccolta che va effettuata nel periodo ottimale dell’invaiatura e la molitura entro le 72 ore dall’abbacchiatura. Per Baingio e Leonardo Delogu imprenditori del settore che da qualche mese gestiscono un nuovo impianto per la produzione dell’extravergine di oliva la buona qualità, la qualità del prodotto si tiene, mediamente, su valori medio alti. Intanto grazie alle associazioni di categoria e alla presa di coscienza dei produttori, gli oliveti dell’agro di Ittiri hanno ripreso a produrre olio di qualità creando un potenziale indotto occupazionale per molti giovani in cerca di un lavoro. Produttori e trasformatori concordano, comunque, su un dato: l’Agea ha tagliato, a partire dal 2015, ai piccoli produttori contributi pari a 200 euro, cifra che incide negativamente sulla conduzione dell’azienda.
Vincenzo Masia
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
