La rivitalizzazione del centro storico nel futuro di Cossoine

Approvato dal Consiglio il nuovo piano particolareggiato Molti gli interventi necessari ma ci vogliono gli incentivi

COSSOINE. Non è uno dei paesi a rischio di scomparsa, Cossoine, secondo lo studio del Centro regionale di programmazione “Comuni in estinzione, gli scenari dello spopolamento in Sardegna”, seppure, sulla base degli indicatori della stessa ricerca, rientri fra i «Comuni in condizione di attuale e prevedibile malessere demografico». Non ne viene perciò indicato un presunto anno di “desertificazione demografica” - così come, per restare nella stessa area, Semestene, la cui fine è prevista fra il 2023 e il 2025, Monteleone Roccadoria 2029-2031, Padria 2034-2036, Giave 2036-2038, Borutta 2054-2056, Mara 2072-2074, Cheremule 2084-2086 - segno che i dati presi in considerazione, per quanto di sofferenza, lasciano spazio a qualche cauta speranza di tenuta, se non di vero e proprio recupero economico e demografico. In questo contesto si colloca il nuovo Piano particolareggiato del centro storico, approvato dal consiglio comunale e pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione.

Il piano. Un piano che, molto realisticamente, chiarisce come «la rivitalizzazione del centro matrice può diventare realtà solo a condizione che si mettano in moto i fattori produttivi e le forze sociali ed economiche del paese», dal momento che «il recupero del centro storico non è un fatto soltanto edilizio o di rinnovo delle pavimentazioni o dei sottoservizi stradali, ma soprattutto di ricerca di nuove opportunità per il riutilizzo del patrimonio edilizio». Prima di arrivare a inquadrare gli interventi previsti, e quale premessa necessaria a supporto delle scelte edilizie e urbanistiche, il Piano ripercorre in sintesi la storia di Cossoine, dal primo insediamento in località “Santu Giolzi” - abbandonato, si ritiene, a causa della pestilenza del 1527-28 - al suo spostamento verso la zona di “Funtana”, e alla sua progressiva crescita a semicerchio, verso la parte più alta della collina, fino al quartiere di Sa Serra. Per quanto riguarda la tipologia abitativa, il Piano ricorda che «lungo tutto il Medioevo e fino ai primi dell’800, a Cossoine era utilizzata la tipologia a cellula abitativa singola, ossia case formate da un solo ambiente e dotate d’un cortile retrostante, la cui muratura era realizzata con pietrame locale legato da fango».

Le case antiche. Queste case “elementari” furono, in seguito, oggetto di ampliamenti sia in orizzontale, con l’acquisto di case simili confinanti (crescita in profondità), sia sul piano verticale, con la costruzione di semplici soppalchi o piani rialzati, oppure un vero e proprio secondo piano. Quell’assetto il piano particolareggiato tende a recuperare e salvaguardare, con l’obiettivo di «rivitalizzare il nucleo più antico del paese, riducendo almeno la tendenza allo spopolamento che, oltre a stravolgere il tessuto sociale della parte vecchia dell'abitato, ne favorisce il decadimento». Una azione che passa dalla «ricostruzione di una trama che ne rivitalizzi l'economia, riportando in vita le botteghe artigiane, difendendo le piccole attività commerciali, creando un reticolo di piccole strutture turistiche».

Le richieste. Per questo, precisa il Piano, occorrerebbero forti incentivi per un ritorno al centro storico, anche in considerazione dei costi che comunque i privati dovrebbero sostenere: «ben 87 unità edilizie su 567 (oltre il 15%) presentano forti criticità. Dall’esame delle foto oblique è visibile un gran numero di tetti “sfondati” o di cellule prive di tetto a testimonianza di un grave degrado complessivo». Ci sarà una politica - non solo locale - che sappia davvero mettere mano alla salvaguardia di quegli straordinari patrimoni di identità?

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