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Sassari

Breast unit per affrontare il tumore al seno

Breast unit per affrontare il tumore al seno

Il servizio sarà attivato al più presto dall’Aou. Il manager D’Urso rassicura: «I fondi ci sono»

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SASSARI. La breast unit si farà. Non si sa esattamente quando ma ierimattina, nel corso dell’introduzione al corso di formazione “Tumore al seno. I bisogni, i tempi, le risposte” organizzato dalla Aou, il direttore generale Antonio D’Urso ha dato per scontato che il prezioso servizio dedicato alle donne ammalate di carcinoma della mammella diventi un pezzo irrinunciabile della sanità cittadina. «I fondi ci sono», ha detto D’Urdo parlando di cento milioni disponibili per le strutture (il nuovo ospedale) e altrettanti per i macchinari tecnici per la diagnostica e le terapie. Il manager ha detto che con iniziative come quella di ieri sa fa ancora più chiarezza sulle esigenze dei pazienti e di conseguenza sul percorso da disegnare attorno a loro.

Che poi era proprio l’intento degli organizzatori quello di richiamare l’attenzione su un tema tanto delicato come la salute femminile coinvolgendo le utenti in prima persona che tra un intervento e l’altro degli specialisti presenti alla giornata di lavori (che si ripeterà anche oggi) hanno portato testimonianze (toccanti i racconti di alcune di loro) e potuto porre domande ai medici su tutti i passaggi cruciali di un percorso che, grazie alla breast unit, prende in carico la donna dal momento della diagnosi fino alla riabilitazione e al rientro nella vita normale, libera dalla malattia. Il tutto con un approccio multidisciplinare che vede in campo radiologi, chirurghi (senologi e plastici), oncologi, anestesisti, psicologi, infermieri e fisioterapisti. Una realtà che purtroppo oggi a Sassari (ma anche a Cagliari) viene costruita giorno per giorno grazie alla volontà degli addetti ai lavori mentre direttive europee avevano fissato la scadenza ultima per l’applicazione di questi protocolli al 31 dicembre del 2016.

Eppure è emerso chiaramente dagli interventi dei medici sulla prima diagnosi, sulle possibilità di intervenire chirurgicamente, sulle nuove frontiere della conservazione delle ghiandole e dei tessuti e sulla ricostruzione ma anche sulle terapie farmacologiche in grado di ridurre le masse tumorali in vista dell’intervento o di prevenire ricadute, quando sia importante per la donna sentirsi accolta da un’equipe capace di comunicare in modo efficace su un tema così delicato.

Oggi i lavori proseguono dedicandosi alle mutazioni genetiche che espongono alcune donne all’insorgenza del tumore e alle mastectomie preventive tanto discusse. (g.g.)

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