IL PADIGLIONE INCOMPIUTO I CIGNI E I POLLI
di DANIELA SCANO Un tempo (non tanto tempo, anche se sembra che sia passato un secolo) il Padiglione Tavolara era una realtà bella e viva, ricca e produttiva. Le sale del complesso immerso nei...
di DANIELA SCANO
Un tempo (non tanto tempo, anche se sembra che sia passato un secolo) il Padiglione Tavolara era una realtà bella e viva, ricca e produttiva. Le sale del complesso immerso nei giardini pubblici spalancavano ai visitatori un mondo fantastico di operosità e fantasia, di pura manualità che diventava arte preziosa. I turisti arrivavano, gli anziani passavano di tanto in tanto a controllare se nell’allestimento c’era qualcosa di nuovo da vedere.
Quel grande edificio circondato da un laghetto con i cigni era una mostra permanente dedicata al sapere e alla storia delle tante isole che compongono l’Isola. Lo sanno le generazioni di studenti che lì dentro hanno trascorso le giornate più piovose delle loro “ferie” scolastiche. Se nel bagaglio culturale di quegli ex ragazzi c’è uno spazio competente dedicato all’artigianato e al design sardo, questo dipende anche dalle lontane visite clandestine alle opere d’arte prodotte da mani artigiane. Mani nodose di falegnami, mani veloci dei ceramisti, mani affusolate di donne che realizzano tappeti di commovente bellezza, mani esperte di orafi che fanno uscire la filigrana dalle punte delle dita come fili di seta dorata. Mani che producevano capolavori allora e che li producono ancora, ma che non hanno più a Sassari uno spazio così completo a loro interamente dedicato come era il Padiglione. E come dovrebbe tornare ad essere, in un futuro indefinito.
Purtroppo, infatti, le mani dei burocrati regionali che dovrebbero accelerare le pratiche per la riapertura sono molto meno veloci di quelle artigiane. Non sono operose neppure le mani dei politici e degli amministratori locali. I primi preferiscono stringere altre mani e dare pacche sulle spalle in campagna elettorale per poi dedicarsi ad altro, come accadde il 25 maggio del 2013, quando mezza giunta Cappellacci arrivò a Sassari per “inaugurare” il Padiglione dopo la lunga ristrutturazione. Finita la cerimonia, l’edificio è rimasto chiuso. Non usano le mani neppure gli amministratori locali, che dovrebbero picchiare duro sui tavoli per pretendere dalla Regione, che è proprietaria dello stabile, la riapertura di uno spazio che dovrebbe offrire una grande opportunità a un territorio e a un comparto produttivo che non hanno più tante carte da giocare.
Come ha raccontato Paoletta Farina nell’ultimo articolo di una lunga serie, nuove lungaggini e nuovi ostacoli fanno slittare a data indefinita la riapertura del Padiglione Tavolara. Non sono difficoltà insormontabili, per superarle basterebbe quella buona volontà che evidentemente manca. Come in altre storie come questa, tanti responsabili equivalgono a nessun responsabile. Quella della mostra permanente dell’artigianato e del design rischia di diventare l’ennesima storia infinita delle incompiute. Un delitto senza colpevoli come quello dei cigni che nuotavano nel laghetto e che furono i primi a sparire mentre nasceva l’atroce leggenda metropolitana sulla loro fine… in padella.
Della misteriosa scomparsa dei cigni i sassaresi, con il passare degli anni, si sono fatti una ragione. Però si sono stufati di essere trattati come polli.
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