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Sassari

«In via Torre Tonda c’è ancora pericolo»

«In via Torre Tonda c’è ancora pericolo»

La Protezione civile risponde ai condomini che chiedevano di rientrare in casa dopo lo sgombero

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SASSARI. Avevano chiesto di poter rientrare in casa dopo quasi due mesi di esilio forzato, ma le carte messe a disposizione del Comune non sarebbero sufficienti per garantire l’incolumità delle persone dentro e fuori dal palazzo.

Si fa sempre più complicata la vicenda della palazzina all’angolo tra via Torre Tonda e corso Margherita di Savoia sgomberata dai vigili del fuoco il 10 dicembre scorso per gravi problemi strutturali. «Non è stato fatto tutto quello che era stato richiesto dai vigili dopo lo sgombero - fanno sapere dall’ufficio stati di pericolo della protezione civile del Comune - la messa in sicurezza non è stata ancora garantita».

Eppure dopo l’appello a fare presto di uno dei due commercianti, che da un giorno all’altro si erano ritrovati con la serranda abbassata, i giorni scorsi il legale del condominio, l’avvocato Luca Naseddu, aveva fatto sapere di aver consegnato al Comune una relazione tecnica eseguita da un équipe di professionisti che risponderebbe ai quesiti di vigili del fuoco e Comune. Una perizia in cui l’architetto Marcello Lubiani e l’ingegnere strutturale Mirko Sanna avrebbero escluso pericoli per le persone e richiesto la revoca dell’ordinanza comunale, in modo da consentire anche il ripristino delle attività commerciali. Il primo a chiedere che venissero spostate le transenne dal perimetro del palazzo era stato qualche giorno fa Salvatore Mu, l’artigiano che sette anni fa ha rilevato la storica calzoleria di via Torre Tonda. «Qualcuno ci dica che fine dobbiamo fare - aveva chiesto il calzolaio - da quasi due mesi ci hanno precluso la possibilità di entrare nel nostro negozio e nessuno ci dice quando potremo riaprire». I vigili del fuoco si erano presentati in via Torre Tonda con i caschetti in testa il 10 dicembre scorso a seguito di una segnalazione anonima e avevano eseguito un’ordinanza del sindaco. Da quel giorno gli abitanti di una delle due abitazioni del palazzo e i titolari di due attività commerciali attendono risposte.

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