La Nuova Sardegna

Sassari

Sassari, malata di tbc ostaggio della burocrazia

di Gabriella Grimaldi
Le cliniche di San Pietro, dove si trova Pneumologia
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Le cliniche di San Pietro, dove si trova Pneumologia

Giovane madre di due bimbi di 3 anni non può curarsi negli ospedali cittadini: terapia di 2 mesi ma ci sono solo sei dosi

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SASSARI. Ha 35 anni, due bambini gemelli di 3 anni e una forma di tubercolosi resistente ai farmaci che non riesce a farsi curare a Sassari, la sua città, dove pure esiste un reparto universitario di Pneumologia. Sarà costretta a migrare di nuovo nella Penisola - a spese dei contribuenti - perché la “pratica” relativa all’acquisto dei farmaci necessari per la terapia, giace da settimane sotto una non meglio precisata pila di scartoffie negli uffici dell’Aou. Intanto il batterio che causa questa insidiosa malattia se ne infischia dei labirinti burocratici e continua a mettere radici dentro i bronchi della paziente.

È l’amara storia di una giovane madre disperata all’idea di separarsi di nuovo dai propri figli per andare a farsi curare nella remota Valtellina (provincia di Sondrio, nelle montagne della Lombardia) dove esiste un ospedale, il Morelli, centro di rilevanza internazionale per la cura delle malattie polmonari, nel quale è stata ricoverata per due mesi nel 2015 e altri due mesi nel 2016. «La struttura sanitaria è perfetta - racconta - e lì hanno messo a punto per me una terapia in grado di tenere a bada il decorso della patologia. Dopo il secondo ricovero e una cura di attacco a base di un cocktail di antibiotici assunti via flebo i medici di Sondalo mi hanno dimesso a condizione che potessi essere seguita con la medesima terapia qui in Sardegna. I contatti con i sanitari di Pneumologia sono andati benissimo e io sono potuta tornare con la speranza di curarmi qui». Solo che qualcosa è andato storto: al momento di ritirare i farmaci nella farmacia ospedaliera del palazzo rosa si è scoperto che le fiale prescritte per la cura e ordinate dagli uffici dell’azienda erano sufficienti per tre giorni appena mentre il percorso di terapia previsto dovrebbe durare due mesi. «Trattandosi di antibiotici - racconta la donna -, l’avvio della cura può essere autorizzato soltanto se c’è la garanzia che il ciclo venga portato a termine. Così non è, perché le fiale in possesso della farmacia rappresentano solo una minima parte della cura e quindi niente, nessuna terapia può essere intrapresa negli ospedali sassaresi». Una situazione inspiegabile, anzi proprio assurda, mentre la salute della giovane mamma peggiora di giorno in giorno. Una tosse sempre più forte e tanta debolezza le impediscono di pensare con serenità al futuro suo e della famiglia e all’orizzonte - molto vicino - c’è una nuova trasferta in Lombardia. Fra l’altro un aggravio di costi per la sanità sarda che ancora una volta dimostra di non saper organizzare in modo efficiente l’assistenza ai pazienti.

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