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Sassari

All’Asinara deve vincere la memoria, anche nella toponomastica

Giampaolo Cassitta
All’Asinara deve vincere la memoria, anche nella toponomastica

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Si parla moltissimo di "memoria" e si tenta di costruire uno zaino robusto di ricordi per le prossime generazioni anche perché nessuno, se ci badate, stampa più le fotografie che lasciamo dentro un altro tipo di memoria: quella del nostro cellulare. Ma non è la stessa cosa. Deve però averla pensata così il consigliere comunale di Porto Torres che ha presentato una proposta di adozione della toponomastica di Cala d'Oliva.

Il giovane rappresentante di una parte della cittadinanza ha premesso che all'Asinara non era stata denominata la strada che congiunge Fornelli a Cala d'Oliva e che neppure le vie del paesello avevano un nome e ha avanzato, legittimamente, alcune proposte. Mi aspettavo, davvero, una ricerca di nomi o situazioni legate all'isola Asinara che non significa necessariamente "carcere" ma cento anni di penitenziario qualcosa devono pur aver lasciato da quelle parti. Ed invece, abituati come siamo ad utilizzare la memoria del telefonino e di Internet, non ci sforziamo nel provare a capire quali storie, quali uomini, quale situazioni si sono vissute all'interno di quell'isola.

Ho sempre pensato che il recupero dei piccoli paesi passi per la storia di chi ci ha realmente vissuto. Sarebbe bello, per esempio, eliminare dai nostri borghi le varie via Roma, via Nazionale, via Cagliari e sostituirle con i nominativi di chi quel paese lo ha calpestato davvero senza essere essere stato necessariamente poeta, navigatore o santo.

Viale Antonio Putzolu, calzolaio oppure vicolo Franco Pistidda, netturbino. Quei luoghi, probabilmente, si arricchirebbero di una memoria ormai scomparsa.

Arrivando alla diramazione di Trabuccato si può notare un muro all'inizio strettissimo che poi si allarga a dismisura. Quel muro lo ha costruito, nel corso degli anni, un detenuto: si chiamava Martella. Ed è quello, guarda caso, che ottenne nel 1986 la grazia dal presidente della Repubblica Sandro Pertini; quello che non intendeva lasciare l'isola se non con il suo asino Bobò. Come sarebbe bello chiamare quel pezzo di strada viale Martella e raccontarne la storia. Come l'orto che trovate prima di arrivare a Cala d'Oliva portava il nome di un detenuto che si è tramandato nel corso degli anni: l'orto di Paonessa.

Invece, da novello conquistatore dei luoghi, il nostro consigliere comunale propone via Basilica di San Gavino, via Su Crocifissu Mannu, via Palazzo di re Barbaro e, ancora: via Castellaccio, via palazzo del Marchese, via chiesa di Balai lontano. Tutti nomi che riportano alla memoria di Porto Torres.

L'Asinara però, per quanto faccia parte del comune turritano, ha una storia essenzialmente diversa che si miscela con quella del comune di Stintino, con il carcere, con il ministero della Sanità e della Marina. Quei nomi proposti ai turisti che annualmente visitano l'isola nulla dicono e a nulla servono per esercitare la memoria, quella vera, quella degli uomini, delle cose, quella che si costruisce raccogliendo tra i campi dei ricordi. Suggerisco, ma solo per poterne parlare, di cominciare a leggere la storia dell'isola. Una via al Generale Giglio, grande conoscitore e primo divulgatore di memorie sinnaresi io, per esempio, la intesterei. Si potrebbe chiamare viale America il pezzetto che dalla garitta esterna arriva alla diramazione di Fornelli, perché ci visse un capo diramazione che si faceva chiamare "America" e anche il nome in codice per le trasmissioni radio di Fornelli divenne America. Il porto si potrebbe titolare a Gennaro Cantiello visto che la nave a lui titolata langue in un molo di Cagliari e sta per essere distrutta come il suo sacrificio. Ecco, sarebbe bello che tutti esercitassimo la memoria in maniera vera e non utilizzassimo, invece, quella dei nostri computer e dei nostri cellulari che, a furia di fotografie, cuoricini e frasi fatte non hanno più la memoria.

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