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Sassari

Legge 20 a Sorso

Un’altra madre disperata riduce le cure al figlio malato

di Salvatore Santoni
Un’altra madre disperata riduce le cure al figlio malato

SORSO. Mentre racconta la sua situazione, Daniela si specchia nella storia di un’altra mamma come lei: «La capisco perfettamente, io ho dovuto tagliare la terapia comportamentale del mio bambino....

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SORSO. Mentre racconta la sua situazione, Daniela si specchia nella storia di un’altra mamma come lei: «La capisco perfettamente, io ho dovuto tagliare la terapia comportamentale del mio bambino. Ora la fa a settimane alterne». Sta parlando di Stefania, la donna di Sorso che nei giorni scorsi ha dovuto sospendere le terapie destinati ai suoi due figli autistici. Entrambe condividono lo stesso problema: non riescono a pagare i conti perché il Comune è in estremo ritardo nel pagamento dei contributi della legge regionale 20. «Una decina di giorni fa – racconta Daniela – ho sentito i servizi sociali per avere notizie e mi hanno detto che è colpa della Regione che non manda fondi. Io però mi sono informata e ho visto che in altri Comuni funziona diversamente. In ogni caso, senza quei contributi ci troviamo in difficoltà».

Il problema è concentrato sui contributi garantiti dalla legge regionale 20, quella che destina un aiuto alle persone con disturbo mentale, il Comune di Sorso ha in arretrato le mensilità di novembre e dicembre del 2016. Una situazione che sta mettendo in difficoltà molte famiglie sorsensi. Ci sono poi i contributi riferiti alle mensilità di gennaio e febbraio del 2017, per i quali va fatto un discorso differente. Tecnicamente c’è da attendere lo stanziamento regionale, ma altri Comuni si sono portati avanti col lavoro anticipando con fondi di cassa le provvidenze per i loro utenti. «L’ultimo bonifico è arrivato mesi fa – riprende la mamma – e soltanto dopo molti sforzi. Ero davvero disperata, per farmi ascoltare ho dovuto minacciare la richiesta di intervento della Guardia di finanza. Poi dopo due giorni è arrivato il bonifico». Ora le terapie comportamentali e il lavoro a casa con l’educatrice hanno subìto una sforbiciata. «Il taglio maggiore – conclude la mamma – l’abbiamo dovuto fare proprio alle terapie, che paghiamo grazie ai contributi regionali della legge 20. Spero soltanto di non dover arrivare anche io alla scelta di quell’altra mamma: non vorrei dover sospendere del tutto le cure».

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