Imprese, la Sardegna sorride e riparte dagli under 35
L’isola ai primi posti come tasso di crescita nel report Unioncamere. Nuoro in vetta alla classifica tra le province, bene turismo e servizi
SASSARI. Per una volta va più veloce. L’isola tenta di uscire dal buio della crisi che per anni ha paralizzato l’economia. E forse perché in Sardegna ha colpito più che altrove, si riparte con maggiore sprint. Con alcune grandi sorprese. Su tutte: Nuoro è la prima provincia d’Italia per tasso di crescita delle imprese. In vetta alla classifica dei 105 enti intermedi, con una percentuale del 2,09% tre volte superiore alla media nazionale dello 0,68 %. Un tasso superato da tutte le province sarde con la sola eccezione di Oristano che si ferma allo 0,63%, segnando comunque un confortante passo avanti rispetto al 2015. Numeri e percentuali sono contenuti nel report di Unioncamere e Infocamere che fa la fotografia puntuale di iscrizioni e cessazioni al registro delle imprese. Un’istantanea che fa ben sperare a livello nazionale e che nel caso della Sardegna genera un cauto ottimismo. Soprattutto perché a guidare le nuove attività ci sono moltissimi giovani: la possibile svolta porta la firma degli under 35.
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Il segno più. È comune a tutte le province sarde. Che nella classifica generale fanno un’ottima figura. Prima Nuoro, al 23° posto Sassari, Cagliari è invece 36esima e infine Oristano al 43° posto. Tutte insieme fanno si che il tasso di crescita delle imprese in Sardegna raggiunga l’1,13%, poco meno del doppio rispetto a quello nazionale dello 0,68%. L’isola va, rispetto al 2015 il saldo tra imprese che aprono e chiudono è più favorevole. Al contrario, la media nazionale pur confermando il segno più, ha segnato un minuscolo passo indietro rispetto a un anno fa. Significa che l’isola, in questo momento, sta camminando a velocità superiore per trovare l’uscita dal buio.
Chi sale. A fare la differenza sono alcuni settori in particolare. L’industria non va, il saldo tra attività avviate e chiuse e negativo. Bene invece tutto ciò che ruota intorno al turismo: le strutture ricettive, quindi alberghi ma soprattutto bed & breakfast e agriturismo, ristoranti e bar, ma anche case e appartamenti per le vacanze. I servizi, il terziario, guidano la ripresa in tutto il Paese ma sono determinanti in particolare al centro-sud e nelle isole. Ma c’è un altro comparto che viaggia ad alta velocità in Sardegna. Si tratta dell’agricoltura: anche in questo caso il saldo è positivo. In Sardegna le imprese attive sono 33.939, di queste quasi 2mila (1979) hanno aperto i battenti nel 2016 a fronte di 1633 che hanno invece cessato l’attività. C’è il ritorno ai campi e c’è soprattutto il ritorno dei giovani alla campagna: l’età degli imprenditori si abbassa, l’elenco è fitto di piccole e micro attività che partono grazie ai finanziamenti di settore e a una buona dose di inventiva. Più in generale, all’origine di questo balzo in avanti da parte della Sardegna c’è un maggiore spirito imprenditoriale da parte degli under 35 che – un po’ per passione e molto per necessità – si tuffano in nuove avventure.
Chi scende. Ci sono settori nei quali l’elettroencefalogramma è piatto da tempo e all’orizzonte non si vedono segnali di ripresa. Il segno meno è una costante per il comparto delle costruzioni, quello che paga il prezzo più alto della crisi economica. Nel 2016 sono sparite più di 300 imprese (saldo tra apertura e chiusure) e dal 2008 a oggi sono stati dimezzati i posti di lavoro: -35.600. E nel quadro generale incoraggiante per l’isola non sorridono neppure le imprese artigiane: 36.346 quelle attive al 31 dicembre 2016, 541 in meno – pari al -1,5% – rispetto al 2015 e 6.672 in meno rispetto all'anno boom del 2008. Piccola consolazione: nel 2015 era andata anche peggio, il saldo negativo registrato era stato infatti del-2,2%, pari a 826 imprese che avevano abbassato la serranda.
Il sistema si rafforza. Nella classifica generale delle regioni, la Sardegna è quinta. Il tasso di crescita delle imprese vede l’isola dietro al Lazio (1,77%), alla Basilicata, alla Campania e alla Calabria. La posizione è identica rispetto a quella dell’anno scorso ma le percentuali sono cresciute, nell’isola più che altrove. Per quanto riguarda la forma giuridica delle imprese, c’è stata una crescita notevole delle società di capitali (il saldo è 1378) mente sono in forte calo le società di persone (-222 tra aperture e cessazioni). Segno di un sistema imprenditoriale che si rafforza, anche se la forma giuridica dominante resta la ditta individuale: sono poco più di 100mila le aziende di questo tipo nell’isola, oltre 6500 quelle che hanno avviato l’attività nel 2016.
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