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Sassari

Furbetto del cartellino scoperto a Sassari, timbrava e usciva per fare la spesa

Furbetto del cartellino scoperto a Sassari, timbrava e usciva per fare la spesa

In due mesi un dipendente del Comune ha maturato oltre 86 ore di assenza ingiustificata. È accusato di truffa ai danni dello Stato. Ora rischia il licenziamento

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SASSARI. Un dipendente del Comune di Sassari è stato sospeso per tre mesi dal lavoro ed è accusato di truffa ai danni dello Stato. Stamattina, sabato 4 marzo, i carabinieri della compagnia di Sassari hanno eseguito la misura cautelare interdittiva.

Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sassari, nasce da un’indagine avviata lo scorso dicembre e coordinata dal sostituto procuratore, Mario Leo, che ha visto i carabinieri impegnati in lunghi appostamenti per documentare la condotta di M.G., 60enne, impiegato comunale che, dopo aver timbrato il cartellino, si allontanava senza autorizzazione dal posto di lavoro e se ne andava tranquillamente in giro per la città invece di svolgere il proprio dovere in ufficio.

Nel corso dei numerosi servizi svolti, i militari dell’arma hanno avuto modo di riscontrare che la dinamica era sempre la stessa: il “furbetto del cartellino” raggiungeva con la propria autovettura gli uffici comunali di via Murgia, dove procedeva a registrare l’ingresso al lavoro con l’apposito badge, allontanandosi successivamente dalla zona, a volte anche dopo pochi minuti di “servizio”. In seguito, dopo essere stato fuori tutta la mattinata per le incombenze più varie, dalla spesa alle chiacchiere al bar con gli amici, tornava in via Murgia soltanto tra le 13,30 e le 14 per registrare l’uscita da lavoro, dove in realtà non risultava essere mai stato.

Ma il trucco non era sempre lo stesso. In altre circostanze, infatti, il dipendente comunale fingeva di aver dimenticato a casa il badge per la registrazione della presenza in servizio e chiedeva, quindi, attraverso successive comunicazioni mail, di trascrivere a posteriori i propri orari di ingresso/uscita dal posto di lavoro. In tal modo traeva in inganno e induceva in errore l’ufficio amministrativo, attestando di aver svolto prestazioni lavorativa in realtà mai effettuate.

Per quantificare il danno arrecato all’amministrazione comunale, è sufficiente pensare che, in poco più di due mesi di osservazione, i carabinieri sono riusciti a dimostrare che l’interessato ha maturato oltre 86 ore di assenza ingiustificata dal lavoro, rendendosi responsabile dei reati di truffa aggravata e false attestazioni sulla presenza in servizio da parte di un pubblico dipendente. Proprio quest’ultimo reato, introdotto dal decreto legislativo 165/2001 per contrastare i dipendenti pubblici “furbetti del cartellino”, potrà anche comportarne il licenziamento, oltre che una condanna penale.

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