Sassari, residenti di Monte Rosello tutti d’accordo: «Qui si vive tranquilli»
Un patto di rispetto reciproco tra i commercianti delle vie principali. E ci sono i giovani che decidono di scommettere su una nuova attività
SASSARI. La buona notizia è che, a dispetto di cattive abitudini consolidate in altre zone della città, i commercianti vivono in una placida armonia. A dirlo è l’edicolante di uno dei due chioschi di giornali che si trova a metà di corso Pascoli. Anche se originaria di Bono la signora Lina Cuccu vive e lavora a Sassari, in particolare al Monte, da tantissimi anni. Nessuno più di lei e della sua famiglia conoscono il quartiere. «Posso dire con certezza che è un rione tranquillo. Noi apriamo alle 5 del mattino quindi vediamo anche che cosa succede di notte e devo dire che, a parte qualche gruppetto di ragazzi un po’ brilli che passano qui davanti cantando, non succede nulla di grave».
L’edicolante parla di una clientela molto gentile e «al contrario della fama del quartiere che in passato non era buona, ci sono parecchie persone colte che tutti i giorni vengono a prendere il giornale e a scambiare due chiacchiere». Pochi i giovani che si vedono in giro ma qualche eccezione c’è. È il caso del punto vendita del caseificio Fratelli Saba, un negozietto aperto da un paio di mesi che vende i prodotti dell’azienda, formaggi e ricotte di alta qualità. I proprietari, sui trent’anni, hanno scommesso sull’impresa e sul quartiere. Una scommessa vinta a quanto pare. Lo dice Martina Marras mentre da dietro il banco serve una coppia di francesi incuriositi dai sapori nostrani. «Vengo da Villanova Monteleone e anch’io pensavo che in questo rione ragazzi ce ne fossero pochi e invece non è così. Qualche volta mi capita di uscire la sera e nei locali si ritrova una bella gioventù».
Tanto entusiasmo dunque che ritorna in forma di grande affetto nelle parole di chi al Monte rappresenta un’istituzione: Rodi Maltagliati, gestore dell’omonimo bar nella zona di Sacro Cuore. «Mio padre è arrivato qui da Pistoia e ha aperto questo bar, 67 anni fa. All’inizio la nostra casa era il retrobottega, vivevamo con poco. Oggi anche in un quartiere “sofferente” come questo la povertà vera non esiste. O meglio, è camuffata da stili di vita che non riesci mai ad afferrare completamente. E invece è sull’avere poco tutti, quando ero giovane, che si sono cementate amicizie fortissime, che si stava tutti insieme fuori casa a socializzare: una buona cosa che fra questi palazzi resiste ancora». Se proprio deve pensare a qualche difetto del quartiere parla delle strade. «Sono tutte distrutte. Negli ultimi 15 anni sono state abbandonate e anche i marciapiedi dovrebbero essere rifatti completamente».
Ma il tempo a disposizione è finito. Dall’altra parte del bancone ci sono diverse persone - con tutti c’è una battuta da fare, un commento, uno scambio di informazioni - che trovano il tempo di prendersi un caffè nel loro quartiere, con tante difficoltà ma senza dubbio molto accogliente. (g.g.)
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