L’avvocato difensore: violato anche il principio fondamentale del “ragionevole dubbio”
SASSARI. «Sono molto soddisfatto – dice l’avvocato difensore Giuseppe Onorato – perché la Corte di Cassazione ha accolto in toto i motivi di ricorso incentrati su aspetti “di merito” nei quali si sosteneva l’assoluta estraneità dell’imputato ai fatti di reato commessi dal coimputato 41enne. Va detto però che, oltre al periodo di custodia in carcere e ai lunghi arresti domiciliari, a tutt’oggi il padre non può incontrare liberamente le figlie. La Corte d’appello di Cagliari aveva impiegato due anni per depositare la motivazione della sentenza di condanna. Ora, la Suprema Corte ha ritenuto quella motivazione gravemente viziata, soffermandosi su un aspetto centrale: la consapevolezza dell’imputato circa le condotte delittuose del coimputato. Significa che la Corte d’appello ha pronunciato sentenza di condanna per il padre della bambina – vittima del reato commesso dall’altro imputato – pur in assenza di un adeguato quadro probatorio a lui riferibile». Una sentenza dove si lascia «molto spazio alla presunzione» – sostiene la Cassazione «e che non risponde affatto alle articolate censure difensive».
E poi c’è la violazione del fondamentale principio del “ragionevole dubbio” fondato sul principio costituzionale della “presunzione di innocenza”. In parole semplici, «la Suprema corte ha ritenuto che la Corte d’Appello non abbia adeguatamente motivato sull’insussistenza delle ricostruzioni alternative prospettate dalla difesa e che, soprattutto, non abbia adeguatamente motivato circa la fondatezza della propria tesi nel momento in cui è giunta a pronunciare sentenza di condanna. Una pronuncia di condanna “deve fondarsi sulla certezza processuale della responsabilità dell’imputato” dice la Cassazione. Che in questo caso non c’è». (na.co.)
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