La Nuova Sardegna

Sassari

Peculato, a giudizio sorella tutrice

di Nadia Cossu
Peculato, a giudizio sorella tutrice

Per l’accusa avrebbe intascato i soldi di un fratello deceduto Era stata denunciata dagli altri familiari. Il pm chiede 5 anni

2 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Con l’accordo degli altri familiari era stata nominata tutrice di un fratello rimasto invalido al cento per cento dopo tre mesi di coma in seguito a un incidente stradale. Dell’uomo, celibe e senza figli, si prendeva cura questa sorella che è finita a processo per peculato in concorso con suo marito. E c’è finita perché è stata denunciata dagli altri sei fratelli che, dopo la morte di quello invalido, avevano scoperto un ammanco notevole di soldi che, a loro giudizio, si era intascata proprio la sorella tutrice che negli anni aveva anche fatto investimenti immobiliari. Al termine della requisitoria davanti al collegio presieduto da Maria Teresa Lupinu, il pubblico ministero Cristina Carunchio ha chiesto una condanna a cinque anni per la sorella imputata e a tre anni per suo marito.

La storia risale a qualche anno fa. I sei fratelli – che nel processo si sono tutti costituiti parte civile con l’avvocato Carlo Pinna Parpaglia – un giorno si presentano dai carabinieri per chiedere che vengano fatti accertamenti sull’entità patrimoniale del loro caro deceduto. Patrimonio che consisteva in beni immobiliari e somme depositate nel conto corrente a lui intestato del quale, come avevano spiegato agli investigatori, nessuno aveva libero accesso senza l’autorizzazione del giudice tutelare.

Bisogna precisare che dopo l’incidente che lo rese invalido, l’assicurazione aveva stabilito l’indennità di liquidazione per un totale di 500 milioni di lire. Una somma che venne appunto depositata sul conto corrente del fratello malato. In più, su disposizione del giudice tutelare, vennero fatti anche degli investimenti bancari su vari titoli (bot e altro). Stando alla ricostruzione emersa anche durante il dibattimento, dopo la morte dell’uomo i fratelli vennero convocati dalla banca per definire la divisione dei soldi presenti sul conto. Ed è in quella occasione che conoscono l’esatto ammontare della somma, «nettamente inferiore a quanto ci aspettavamo visto e considerato che per il tipo di investimenti fatti all’epoca, gli interessi maturati avrebbero dovuto essere di gran lunga superiori». La sorella tutrice ha sempre sostenuto che i soldi mancanti vennero utilizzati per soddisfare le varie necessità del fratello. Una versione cui i fratelli non hanno creduto precisando che la tutrice e suo marito (difesi rispettivamente da Marco Palmieri e Antonello Urru), che non avevano occupazione stabile, avevano persino comprato degli immobili. A loro giudizio con i soldi prelevati dal conto del fratello.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative