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Sassari, finisce l'incubo alla Caritas: arrestato lo stalker che aggrediva i volontari

Nadia Cossu
Sassari, finisce l'incubo alla Caritas: arrestato lo stalker che aggrediva i volontari

Un 37enne colpiva e minacciava gli operatori volontari e i responsabili: «Brucio tutto, vi ammazzo». Il gip: allarmante pericolosità

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SASSARI. A partire dall’estate dello scorso anno e fino ai primi mesi del 2017 aveva letteralmente seminato il panico in diversi centri Caritas di Sassari – alcuni erano anche rimasti chiusi per qualche giorno in seguito a questi episodi – dove si presentava con atteggiamenti violenti creando scompiglio e aggredendo responsabili, volontari, persino gli stessi ospiti come lui. Dopo mesi di indagini, appostamenti e pedinamenti, gli uomini della polizia municipale coordinati dal comandante Gianni Serra hanno arrestato Mario Porcu, 37 anni, con una serie di accuse che vanno dalle lesioni personali aggravate agli atti persecutori aggravati e ancora danneggiamento aggravato e resistenza a pubblico ufficiale.

Tutto accadeva nelle varie “sedi” della Caritas diocesana sparse per la città che si occupano di accogliere le persone bisognose. Gli operatori vivevano quotidianamente nella paura che l’uomo entrasse e aggredisse qualcuno. Non a caso lo stesso gip Antonello Spanu, nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere parla di «allarmante pericolosità sociale» di Porcu, descritto come un uomo «ormai insensibile a ogni intervento dell’autorità», «persona priva di autocontrollo, di indole violenta e aggressiva, incapace di attenersi alle regole di convivenza sociale».

Gli atti persecutori in un primo momento erano rivolti alla sua compagna (diventata poi ex). Come accertato in fase investigativa, il 37enne la pedinava, la cercava in continuazione nei posti che lei frequentava, tra questi il centro diurno della Caritas, e poi la struttura protetta per donne di via Padre Taddei in cui lei si era rifugiata per paura. Nella ricostruzione del pubblico ministero Maria Paola Asara (titolare dell’inchiesta) si parla di aggressioni quotidiane che Porcu “riservava” all’ex fidanzata, minacciata continuamente con frasi del tipo «ti prendo a calci in testa, ti ammazzo». Fino all’aggressione dello scorso febbraio quando la donna era stata «presa per la collana che portava al collo, trascinata per qualche metro e colpita con un calcio sul fianco», l’aveva poi seguita fin dentro il centro Caritas dove lei si era rifugiata. E c’era tornato anche il giorno successivo, non era riuscito a entrare perché si erano tutti barricati dentro.

A Porcu sono poi contestati gli atti persecutori nei confronti di volontari, ospiti e responsabili del centro diurno Caritas, tra questi padre Stefano Cogoni, il vicedirettore della Caritas diocesana. «Brucio tutto, vedrete come finirete, vi ammazzo, faccio saltare tutto...» aveva detto durante una delle sue incursioni. Era gennaio e in quell’occasione aveva prima colpito con un pugno un operatore del centro, poi distrutto un computer e danneggiato con un calcio la porta di ingresso. Ospiti e volontari si erano chiusi dentro la struttura e avevano chiamato la polizia municipale. Quando gli agenti erano arrivati sul posto avevano cercato di fermarlo e lui aveva opposto resistenza minacciandoli e provando a divincolarsi e a reagire. Tutti elementi che hanno convinto il giudice a disporre la custodia in carcere, «l’unica misura – scrive il gip – in grado di contenere tale pericolosità sociale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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