La Nuova Sardegna

Sassari

Ricucitura? Carbini sarà l’ago della bilancia

Se la corrente di Manca-Dettori non indicherà un successore in giunta sarà impossibile proseguire

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SASSARI. Ora che due assessori si sono fatti da parte, e Città Futura si è tirata fuori dalla maggioranza, la gestione della crisi è tutta nelle mani del Partito democratico. Il dilemma che si pone è questo: quanto conviene far durare la legislatura di Nicola Sanna? Perché ormai è solo una questione di sopravvivenza politica: infatti sull’operato dell’amministrazione e del sindaco anche all’interno del Pd c’è molto malumore. A cominciare dal suo alleato di ferro Gianni Carbini, che ha lasciato la giunta sbattendo la porta. Ora per ricucire questo strappo occorreranno molte acrobazie, ma la politica è fatta anche di giochi di prestigio. Gavino Manca e Bruno Dettori, in questa fase, dovranno superare loro stessi. Perché senza il sostegno di questa area del Pd, è impossibile ricostruire un governo. E qui il problema: come convincere Carbini, che dai toni delle sue dimissioni doveva averne fin sopra i capelli, a fare un nome per un suo successore in giunta? Perché rientrare in gioco senza un accordo con Carbini, equivarrebbe a liquidare le sue dimissioni come uno scatto d’ira irresponsabile. E Manca, e soprattutto Dettori, non azzopperebbero mai un “cavallino” pronto per le regionali. Quindi questo è il primo nodo da sciogliere. Dopodiché il Pd è diviso anche sul futuro prossimo di Palazzo Ducale. Ci sono i favorevoli a prolungare l’agonia dell’amministrazione e c’è chi vorrebbe staccare subito la spina. C’è chi pensa che andare ad elezioni subito equivarrebbe a un suicidio di massa: l’immagine del Pd è in caduta libera, non ci sono i tempi per ricompattare il partito, organizzare delle primarie e andare alle urne con un solo candidato. Quindi saltare la parentesi elettorale di giugno significherebbe guadagnare tempo, smaltire molte scorie e provare a riguadagnare qualche punto con l’elettorato e magari cavalcare l’onda delle politiche nazionali. Su questa linea sta ad esempio il gruppo di Salvatore Demontis e dell’assessore Piu. Invece più pragmatico è il gruppo di Silvio Lai, che sembra più preoccupato della erosione di consensi provocati dalle continue crisi comunali, piuttosto che dall’eventuale responso delle urne. Della serie, se si continua di questo passo, più si va avanti e peggio sarà. Se dovesse prevalere questa linea, la sentenza per Nicola Sanna arriverebbe o con la bocciatura del Bilancio oppure con le dimissioni di qualche altro assessore. Poi c’è l’altro alleato di ferro del sindaco, Monica Spanedda, che assieme a Gianni Carbini aveva sancito la triplice intesa elettorale. Ma col passare del tempo il suo rapporto con Sanna si è sfilacciato ed è molto più vicino ai malumori di Carbini. Non piace il decisionismo del primo cittadino, la sua scarsa capacità di gestire il dissenso, di comunicare con la città e certe scelte su assessori (vedi Simone Campus) e sulle ciclabili. Quanto alla corrente di Spissu, la mancanza di feeling era evidente sin dall’anatema post insediamento: «Non arriverai a fine legislatura». E anche l’area dell’ex sindaco Ganau non sprizza certo entusiasmo. Quindi basterebbe una sola spallata per far cadere un capitano senza truppe fedeli. Ma è un azzardo e una scommessa politicamente pericolosa. E il Pd lo sa bene. (lu.so.)

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