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Sassari

Il “sussincu” lingua ufficiale in Consiglio e negli uffici

di Salvatore Santoni
Il “sussincu” lingua ufficiale in Consiglio e negli uffici

A Sorso il dialetto sarà equiparato all’italiano: ok dell’assemblea civica alla modifica dello statuto Il capogruppo Delogu: «Si potrà accedere ai finanziamenti europei per la tutela delle parlate locali»

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SORSO. In consiglio comunale e in commissione, negli uffici e nei documenti ufficiali: lu sussincu sarà presto equiparato all’italiano. È la novità emersa nella revisione dello statuto del Comune di Sorso con una recente proposta di modifica presentata dal gruppo di maggioranza che ha raccolto anche l’ok del Partito democratico. Ora manca soltanto l’approvazione in aula prevista già nei prossimi giorni. Soddisfazione da parte del capogruppo di maggioranza, Agostino Delogu: «Novità di portata storica». La modifica dello statuto riguarda anche altri aspetti della macchina amministrativa cittadina. Complessivamente si tratta di tre articoli, due nuovi e uno leggermente ritoccato. Nel dettaglio, l’inserimento dei nuovi 5 bis e 23 bis, e l’aggiornamento dell’articolo 33. Quest’ultimo riguarda la composizione della giunta comunale, e riporta un aggiornamento puramente tecnico che non influisce nell’organizzazione dell’ente. Altro discorso va fatto per i primi due articoli. Il 23 bis introduce la figura di consigliere delegato. Vale a dire la possibilità da parte del sindaco Giuseppe Morghen di affidare le deleghe non solo agli assessori ma anche ai consiglieri comunali: una modifica che consentirà alla maggioranza un riequilibrio interno dopo il recente rimpasto di giunta. Ma la vera novità è contenuta all’interno del nuovo articolo 5 bis, che nello statuto dell’ente introduce la promozione a tutto tondo della parlata locale, la variante sorsense della parlata turritana. In altri termini, “lu sussincu”. «L’introduzione della parlata sussinca - spiega il capogruppo Delogu - ha l’obiettivo di tutelare il nostro dialetto locale anche nei confronti dei nostri giovani. Oltre che in consiglio comunale e nelle commissioni, si potrà parlare in dialetto anche negli uffici comunali». In questo caso, la novità necessiterà sicuramente di un lavoro di traduzione sussincu-italiano all’interno degli atti. In ogni caso, la novella statutaria ha messo d’accordo maggioranza e parte dell’opposizione. «Abbiamo proposto un aggiornamento dello statuto che ha ricevuto ampia condivisione da parte del gruppo di minoranza del Pd», aggiunge Delogu. Secondo l’amministrazione comunale, l’introduzione della parlata locale potrebbe aprire la strada all’arrivo di finanziamenti in Romangia. «Sappiamo che sia la Regione sia l’Ue hanno istituito specifiche linee di finanziamento utili per tutelare le parlate locali - riprende il capogruppo di maggioranza -. Sono fondi ai quali si potrebbe accedere per organizzare manifestazioni ad hoc». Nel frattempo, il Comune si sta già muovendo anche dal punto di vista della toponomastica cittadina, che a breve potrebbe riportare in auge le denominazioni storiche di alcune vie cittadine. Un esempio? Viale Umberto potrebbe diventare “Piazza longa”.

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