Viaggio nei quartieri di Sassari, Sant'Orsola: sospesi nel regno dei lavori interrotti
Problemi, desideri e sogni di chi vive nello storico quartiere residenziale. Gli abitanti sognano giardini per i bambini. E nell’attesa si organizzano
SASSARI. Se c’è un tratto distintivo che caratterizza questa parte di città, si tratta del “non finito”. Qui gli abitanti hanno imparato da subito a convivere tra promesse vane e lavori interrotti. Sarà forse per questa ragione che la gente si è rimboccata le maniche per tentare di dare al quartiere una parvenza di vivibilità.
Crescita veloce. Siamo a Sant’Orsola, estrema periferia nord, cinquemila abitanti: da una parte la Buddi Buddi, dall’altra la 131, al centro un grosso agglomerato di case e palazzoni che, negli anni, ha sottratto spazio alla campagna circostante attraversata perfino dalla ferrovia. Un quartiere cresciuto troppo in fretta e per capirlo basta guardare la rete viaria, strade e accessi tracciati in mezzo alla campagna con le opere di urbanizzazione ridotte all’osso che affiancano ampi tratti di verde per lo più incolto. Che si arrivi dalla 131, imboccando l’insidioso ingresso di viale Sant’Orsola, o dalla Buddi Buddi, percorrendo la lunghissima e desolata via Sette Fratelli, il quartiere svela, da subito, tutte le sue magagne.
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“Storica” e “nuova”. Sia nella parte vecchia (Sant’Orsola storica) che in quella più recente (Sant’Orsola nuova), le strade sono in brutte condizioni, per la maggior parte senza marciapiede e carenti di illuminazione. L’emblema del non finito è la piazza Edina Altara, di fronte alla moderna parrocchiale, nettamente diversa, per stile architettonico, dalla chiesetta fatta costruire dai marchesi Cugia nel Settecento. La piazza della chiesa, che in ogni quartiere è un po’ come il salotto buono, è incompiuta e invasa dall’erba alta alimentata dalle piogge recenti e dal clima ormai primaverile.
Le incompiute. Altra grande incompiuta è piazza Francesco Bande la cui sistemazione, dopo anni di battaglie, era stata avviata l’anno scorso, poi i lavori sono stati interrotti e mai ripresi. In quello scenario desolante non è difficile capire quali siano i problemi, ciò che la gente reclama, da tempo, sono i servizi essenziali. Scorrendo la lista di ciò che manca ci sono i campetti sportivi e l’ufficio postale, uno sportello bancomat, qualche fermata del trasporto pubblico e, in generale, negozi e locali pubblici. Il discorso si complica se si parla di coesione, ma qui la parola passa a don Antonio Casu, parroco dal 1989: «La gente del quartiere fatica a considerarsi comunità - spiega il sacerdote - perché di fatto convivono almeno tre nuclei che negli anni hanno dialogato ben poco. Non è un caso che la chiesa parrocchiale sia sorta in posizione centrale quasi a unire idealmente la parte storica con quella più recente».
Il comitato. Qualche anno fa, sulle ceneri della vecchia circoscrizione, è nato il primo comitato di quartiere che ha dato il via alla creazione di altri organismi sorti ovunque per fare da tramite con Palazzo Ducale. Il presidente Francesco Piras ha appena avuto il testimone da Francesco Sanna, prima storica guida del comitato di Sant’Orsola che da subito aveva presentato il “conto” al Comune elencando, lista alla mano, carenze e incompiute di un quartiere abbandonato a se stesso.
Il campetto ripulito. «Dal canto nostro abbiamo fatto il possibile - spiega Piras - recuperando l’area verde attorno alla grande quercia di via Marginesu, ripulendo il campetto di basket di via Serradimigni, ma è chiaro che lo spirito di iniziativa non basta, aspettiamo che il Comune mantenga le promesse fatte negli anni senza sminuire la delusione della gente che qui ha deciso di acquistare casa investendo i risparmi di una vita».
Una sera di novembre, nella sede del comitato ricavata nel garage di uno dei membri del direttivo, il sindaco Nicola Sanna, affiancato dall’assessore ai Lavori pubblici Ottavio Sanna, e da altri esponenti della giunta, aveva illustrato un piano di interventi. Si era parlato di verde e impianti sportivi, sistemazione delle strade e avvio di opere pubbliche, perfino del passaggio del metrò leggero. Da allora sono trascorsi più di due anni, nulla è cambiato. Intanto il quartiere combatte con i problemi di sempre.
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