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La corte d’appello cancella una condanna per droga

La corte d’appello cancella una condanna per droga

SORSO. Quattro anni di calvario giudiziario per tre dosi e mezzo di marijuana. Andrea Rais, 46 anni di Sorso, è stato assolto dopo una condanna in primo grado a otto mesi di reclusione e duemila...

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SORSO. Quattro anni di calvario giudiziario per tre dosi e mezzo di marijuana. Andrea Rais, 46 anni di Sorso, è stato assolto dopo una condanna in primo grado a otto mesi di reclusione e duemila euro di multa. Al centro della vicenda cinque piante di canapa indiana che l’uomo aveva coltivato sul davanzale di casa. Nelle scorse settimane, la Corte d’appello di Sassari ha riformato la sentenza di primo grado assolvendo l’uomo per insussistenza del fatto.

La storia. Nell’estate del 2013 i carabinieri di Sorso notato che sul davanzale di un’abitazione ci sono piante di canapa in bellavista. Decidono quindi di effettuare una perquisizione. Andrea Rais vede i militari arrivare e tenta di liberarsi delle piante. Approfitta del baccano creato dai suoi cani e comincia a sminuzzare le foglie per poi lanciarle dalla finestra direttamente nel cortile interno. I carabinieri notano la cosa e recuperano la marijuana. Poca roba, che però costano a Rais un giudizio abbreviato davanti al giudice. Durante il processo il perito dirà che si è trattato di 3,5 dosi di stupefacente. Che in aggiunta ai precedenti di Rais fanno la condanna. Una botta che lo spedisce in affidamento per circa due anni e mezzo: spostamenti controllati, evitare altri pregiudicati e sottoporsi al controllo delle forze dell’ordine. Nelle scorse settimane la Corte d’appello ha riformato la sentenza di primo grado. Il collegio di giudici composto da Mariano Brianda (presidente), e i consiglieri Massimo Zaniboni e Giovanni Maria Delogu, ha accolto l’appello presentato dall’avvocato difensore, Gabriella Pinna Nossai, assolvendo l’imputato.

«Il modesto dato quantitativo, le modalità della coltivazione e la dichiarata e non smentita destinazione all’autoconsumo – si legge nella sentenza– rendono la condanna del tutto inidonea a determinare un aumento nella disponibilità di sostanza stupefacente sul mercato, pertanto il conclamato uso personale e la minima entità della coltivazione portano a ritenere, l’assoluta inoffensività della condotta in concreto». (s.s.)

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