Viaggio nei quartieri: comitati e associazioni a guardia del decoro
Organizzazioni molto vivaci impegnate in pulizia degli spazi, corsi e laboratori I residenti: «Difficile muoversi». I commercianti: «Vince la grande distribuzione»
SASSARI. Integrazione e voglia di rimboccarsi le maniche. Nel quartiere Rizzeddu-Monserrato coabitano felicemente due universi paralleli che si mescolano in una sola parola: solidarietà. C’è la zona delle case popolari, con i soliti abbagli urbanistici e architettonici che hanno concesso il lasciapassare a casermoni inguardabili e c’è la zona residenziale abitata da un ceto medio che non ha la puzza sotto il naso. Così, cuciti anche dall’instancabile mediazione di uno storico comitato di quartiere, dalle azioni cuscinetto delle due parrocchie (San Giovanni Bosco e San Vincenzo) e di associazioni di volontari come l’Auser, nel rione regna pace, comprensione, rispetto reciproci fra i residenti.
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«Qui da noi le classi sociali non esistono. Siamo tutti abitanti dello stesso quartiere e tutti ci diamo da fare per renderlo gradevole, senza aspettare che a muoversi sia il Comune», spiega Gianni Pinna, coordinatore del Comitato di quartiere, considerato quasi un’istituzione dai residenti. «Qui abbiamo fatto tutto noi del comitato», dice fiero, mostrando piazza Bovet arredata con panchine costruite riciclando pallet di legno, e rigogliosi cespugli di rosmarino in fiore. Certo, ci sono anche la carcassa di un vecchio motocarro e rifiuti sparsi qua e là, ma il Comitato non si rassegna: «C’è tanto lavoro da fare. Sempre. Soprattutto per far capire alle persone che le strade del quartiere sono casa loro». Uno degli aspetti caratteristici del rione è la presenza predominante di anziani: «È una parola che non amo. Io li chiamo “nuovi giovani”», dice fra il serio e il faceto Giuseppe Losito, brioso presidente dell’Auser, associazione che ha sede nel cuore del rione.
«Qui si è realizzata un’integrazione totale non solo fra l’edilizia popolare e quella residenziale, ma anche fra le generazioni - continua -. Giovani e meno giovani collaborano, e la nostra associazione è l’esempio». Monserrato sembra essere un piccolo paradiso sociale, anche se, «vivo qui dal 1974, e si sta benissimo. Ma per me che sono anziano e per i disabili, non è facile muoversi», dice Gavino Falchi, 92 anni e un appuntamento fisso con il caffè e lo sfoglio del quotidiano nel bar del centro sportivo Accademia Tennis. Anche per Maria Teresa Murrighile, casalinga e pensionata, qualcosina potrebbe essere migliorata: «Un po’ più di pulizia nelle strade e controllare le auto, che vanno troppo veloci». Valentino Sanna, anche lui attivissimo residente, vedrebbe bene «l’apertura di una biblioteca di quartiere e magari un campetto sportivo per i ragazzi».
L’ultima parola è per i commercianti: «Purtroppo questo è diventato un quartiere dormitorio - dice Antonella Cosentino, da dietro il bancone della sua frutteria gastronomia vegetariana -. Chi abita qui non vien più a fare la spesa nei negozi sotto casa, preferisce andare nei centri commerciali». (v.g.)
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