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Sassari, uccise il marito nel sonno: chiesti 7 anni

di Nadia Cossu
Sassari, uccise il marito nel sonno: chiesti 7 anni

Delitto Girardi. Il pg: per Roberta Gasparini va confermata la condanna di primo grado. L’avvocato: fu legittima difesa

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ALGHERO. Sette anni di carcere, gli stessi ai quali era stata condannata il 4 marzo dello scorso anno al termine del processo di primo grado. È questa la pena chiesta dal sostituto procuratore generale per Roberta Gasparini, la donna di 47 anni originaria di Varese che nel 2014 uccise il marito Pietro Girardi, di 55, a coltellate nella loro villetta di Alghero, in località Ungias-Galatè.

Quando i carabinieri quel pomeriggio di settembre di tre anni fa arrivarono sul posto, la trovarono semisvestita sul letto accanto a lui, ormai morto. A dare l’allarme era stata la figlia della coppia, Maria Lucrezia, che all’epoca aveva 22 anni. La donna, davanti ai militari, aveva ammesso le sue responsabilità legando il delitto a una situazione di esasperazione difficile persino da raccontare. Un rapporto fatto di botte, minacce, soprusi, costrizioni, persino torture fisiche che sarebbe stata costretta a subire per anni. Una relazione che è ben descritta nell’atto d’appello depositato dal suo avvocato Gaetano Longo Dorni. Il legale durante la discussione davanti ai giudici della corte d’appello di Sassari si è soffermato sulla legittima difesa, una reazione dopo l’ennesima – ma quella sera molto fredda – minaccia di morte fatta dal marito: «Guarda, io adesso sono stanco, c’ho sonno, però quando mi sveglio ti prometto che tutto quello che ti ho detto lo mantengo: che prima ammazzo tua figlia e poi ammazzo te, perché devi vedere, devi soffrire, come te l’ammazzo». L’avvocato difensore ha spiegato che «la Gasparini non ha accoltellato il convivente per liberarsi di lui, né per vendicarsi: l’ha fatto perché era convinta che in quel momento fosse l’unica cosa che poteva fare per salvare la vita di sua figlia e la propria».

Girardi era stato colpito con diverse coltellate (nella zona compresa tra il torace e il collo) con un coltello da cucina con lama di circa 30 centimetri. Lui e sua moglie trascorrevano solo alcuni mesi (generalmente da giugno a settembre) nella casa presa in affitto ad Alghero mentre la restante parte dell’anno la passavano nella loro villa anni Settanta ad Arsago Seprio nel Varesotto.

Per il procuratore generale si trattò di un omicidio volontario e ha chiesto la conferma della condanna di primo grado. Richiesta contestata dall’avvocato difensore Longo Dorni che, nel descrivere la personalità «pericolosa» e «senza scrupoli» della vittima, ha parlato anche degli «ambienti malavitosi che l’uomo era solito frequentare e dove era estremamente rispettato come uno che conta». Girardi aveva precedenti penali ed era stato definito dagli inquirenti «capace di commettere crimini di qualsiasi genere».

Per arrivare poi alla ricostruzione dello scenario di «violenze e sopraffazioni»: ossessione per il sesso, torture fisiche alla moglie con modalità agghiaccianti, pugni anche davanti alla figlia che ha confermato le violenze che la propria madre subiva da tempo. E minacce continue, come «quando l’aveva presa a calci e le aveva buttato addosso una tanica di benzina», ha concluso il legale. A maggio la sentenza.

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