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Sassari

Pediatri? Le mamme non hanno scelta

di Luigi Soriga
Pediatri? Le mamme non hanno scelta

Su 14 specialisti in città solo 4 hanno gli elenchi aperti: tutti gli altri hanno saturato i loro massimali di 880 bambini

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SASSARI. Si chiamano pediatri di libera scelta, ma Sassari al momento non offre un grande assortimento. Anzi l’elenco disponibile dall’Asl numero 1 concede solo 4 opzioni su 14. Solo 4 medici hanno la possibilità di accogliere nuovi pazienti, gli altri sono tutti overbooking. E per le mamme che vorrebbero affidare il proprio bambino a uno specialista di fiducia, questo è un vero problema.

Pediatri in esubero. Chiariamo subito l’equivoco: non si tratta affatto di carenza di personale. «Se vogliamo dirla tutta – spiega Lino Argiolas, che in provincia rappresenta la categoria – a Sassari i pediatri sarebbero addirittura in esubero».

Quindi aumentare il numero di medici per bambini non è certamente la soluzione percorribile. Il problema invece sta tutto a monte, ovvero nei parametri applicati dal Ministero che alla resa dei conti si rivelano ben poco efficaci. «Il rapporto dovrebbe essere quello di 1 pediatra ogni 600 bambini. Da premettere però che il Ministero considera una fascia di utenza che va da 0 a 6 anni. Quindi, attenendoci a queste indicazioni, Sassari che ha un bacino di circa 5400 bimbi sino ai 6 anni, dovrebbe avere 9 pediatri e non 14. Quindi, sulla carta, c’è un esubero di 5 specialisti».

Liste pazienti sature. Tuttavia la matematica non aderisce alla realtà delle cose, per il semplice fatto che i pediatri assistono non solo neonati e bimbi, ma anche adolescenti sino addirittura ai 16 anni. Ed ecco spiegata l’anomalia per cui i massimali di pazienti che vengono attribuiti, ovvero un numero di 800 estendibile in città sino a 880, viene così facilmente saturato. «E non c’è alcuna possibilità di riaprire gli elenchi – spiega ancora Argiolas – perché questa opzione è consentita solo nel momento in cui tutti i pediatri di Sassari raggiungono il tetto massimo di utenti». Quindi quei quattro medici che ancora conservano qualche spazio disponibile, blindano l’intero sistema della libera scelta.

880 bimbi a testa. Verrebbe da pensare che 880 bambini sia un numero eccessivo e impossibile da gestire per un solo professionista. Ma gli addetti ai lavori dicono il contrario: «È sufficiente una buona organizzazione», conferma il dottor Antonio Senes. E anche la dottoressa Mariuccia Serra è assolutamente d’accordo: «Anche 1000 pazienti potrebbero essere un bacino d’utenza gestibilissimo». Basti come raffronto un altro dato: in alcune località italiane, dove il numero di pediatri è davvero parametrato all’Istat, gli elenchi massimali accolgono sino a 1700 pazienti. Piuttosto cresce sempre di più il lavoro burocratico a scapito di quello meramente assistenziale: «Il più delle volte ho l’ambulatorio pieno – dice Anna Maria Alagna – eppure invece di visitare a tempo pieno, resto ingolfata nella compilazione di certificati e documentazione varia».

Niente ricambio. Quindi, tirando le somme, per le mamme la scelta del pediatra è pressoché obbligata, ma almeno un minuscolo ventaglio di possibilità resta. La situazione a quanto pare è destinata a precipitare da qui a cinque anni, perché c’è una bella fetta della vecchia guardia pediatrica che raggiungerà il tetto della pensione, ma difficilmente ci potrà essere un immediato ricambio generazionale. Questo perché i pediatri stanno diventando una specie rara, che dovrebbe essere tutelata come i panda. E invece il Ministero sottovaluta il rischio estinzione della categoria: «Per diventare pediatri innanzitutto occorrono sei anni di università più cinque di specializzazione. È un notevole arco di tempo che non tutti sono disposti ad investire – spiega Lino Argiolas – Poi il concorso è nazionale e la selezione è difficilissima. C’è un drastico numero chiuso, che forse dovrebbe essere rivisto con una programmazione più mirata per il futuro. A Sassari la scuola di specializzazione non c’è più da alcuni anni, la sede è Cagliari e ogni anno vengono ammessi una decina di studenti. Di questi una buona parte magari vengono dal continente, e dopo la specializzazione vorranno tornare a casa: ecco che il ricambio per i 28 pediatri sardi non sarà così automatico».

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