Sassari, uccise la zia con un vaso: «Era capace di intendere»
Depositata la perizia psichiatrica per Tore Usai, 36 anni, accusato di omicidio. A gennaio del 2016 colpì a morte Bonaria Sanna di 80 anni nella sua abitazione
SASSARI. Quando uccise la zia ottantenne colpendola alla testa con un vasetto di cristallo nella sua abitazione di via Torres, Salvatore Usai, disoccupato sassarese di 36 anni, era capace di intendere e di volere.
Lo ha stabilito la perizia psichiatrica eseguita da Claudia Granieri su incarico del giudice delle udienze preliminari Carmela Rita Serra. Era stato il difensore dell’imputato, l’avvocato Maurizio Serra, a chiedere che Usai venisse processato con il rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica.
Il delitto era stato commesso la notte tra il 14 e il 15 gennaio del 2016 nella casa di via Torres dove zia e nipote vivevano insieme. Il raptus al termine di una discussione nata dopo l’ennesima richiesta di denaro che l’anziana donna si era rifiutata di dare al nipote. Dopo l’omicidio, Usai si era cambiato di abito, aveva cercato di pulire la scena del delitto, aveva infilato tutto in una busta di nylon e aveva poi gettato gli stracci e il vaso di cristallo in un cassonetto. Poi aveva vagato a lungo per la città e alle 8 del mattino si era presentato a casa della madre (sorella della vittima). Insieme infatti dovevano andare alla Caritas per ritirare il pacco degli alimenti. Usai aveva però spiegato a sua madre che la zia gli aveva chiesto di fare la fila per lei, lasciando intendere che, forse, li avrebbe raggiunti. All’ora di pranzo era poi rientrato nell’abitazione di via Torres e aveva chiamato il 118: «Presto, venite, mia zia è caduta e ha battuto la testa».
Ma quando i soccorritori erano entrati nell’appartamento avevano capito subito che non si trattava di un incidente domestico e avevano allertato la polizia. Nelle prime ore di permanenza in questura, Tore Usai aveva raccontato di avere trovato Bonaria Sanna a terra e aveva detto che perdeva sangue dalla testa. Aveva provato a far credere agli inquirenti che fosse caduta ma il suo racconto faceva acqua da tutte le parti e la sua posizione si era via via complicata, fino al momento del crollo e della confessione. «Non volevo ucciderla - aveva balbettato con gli occhi lucidi davanti agli inquirenti che lo interrogavano - ho perso la testa quando mi ha detto che ero un fallito, poi l’ho colpita».
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