Migranti, lavoro e integrazione in progetti di “interesse generale”
La richiesta formale all’amministrazione comunale è stata depositata all’ufficio di protocollo Ventisei stranieri residenti a Ozieri presteranno la loro opera a titolo completamente gratuito
OZIERI. Sono già 26 i giovani migranti residenti a Ozieri che hanno aderito al progetto del “Lavoro volontario di interesse generale” promosso a Ozieri grazie alle possibilità offerte dalle norme nazionali.
Nei giorni scorsi è giunta al Protocollo del Comune la richiesta al sindaco Leonardo Ladu la richiesta, formalizzata da 26 profughi africani: un atto formale ma dal grande significato, poiché simboleggia la volontà dei ragazzi ospitati a Ozieri di mettersi al servizio della comunità. A mettere nero su bianco l’istanza è stato Amadou Oury Binta Diallo, nato 1989 in Guinea, eletto portavoce del nutrito gruppo, e già coordinatore di tutti gli ospiti, che la Caritas Diocesana accoglie nei locali dell’ex-convento delle Grazie.
Laureato in Comunicazione pubblica e in Sociologia nel campo dello Sviluppo della comunità, ha raccolto nella richiesta inviata al sindaco le proposte dei suoi coinquilini - incentrate in particolare sui temi della sostenibilità ambientale e di rinnovamento del patrimonio - e la loro dichiarazione di essere pronti a «prestare manodopera a titolo assolutamente volontario e gratuito più come civili concittadini attenti al decoro urbano che come forestieri solleciti a ricambiare l’ospitalità ricevuta».
A curare la predisposizione dei gruppi di lavoro sarà il coordinamento della Spes, la Onlus no profit braccio operativo della Caritas Diocesana da sempre impegnata nell’inserimento lavorativo di soggetti cosiddetti “ai margini”.
«La varietà di proposte in campo, dalle opere di potatura, alla manutenzione di aree verdi, alla ristrutturazione di edifici pubblici o rimozione di graffiti, fino al sostegno a persone con disabilità, per cui i giovani firmatari garantiscono adattabilità a tutte le situazioni, sia che si lavori in squadra o in maniera indipendente – fanno sapere i coordinatori –, andrà ben oltre il riassetto degli spazi cittadini: il vero restyling infatti mira alla costruzione di una città davvero a misura d’uomo, in cui il concetto di civiltà non sia certo un’acquisizione dovuta per nascita, ma piuttosto diventi sinonimo di una cooperazione attiva volta al bene della collettività. Questo progetto - dicono ancora dalla Spes - segna in modo tangibile il superamento dei luoghi comuni in funzione di un reale cammino di integrazione che superi la mera accoglienza».
«Tali attività – dicono i giovani migranti – saranno per noi un’occasione per familiarizzare di più con gli abitanti della città per un’integrazione positiva. Ribadiamo la nostra volontà di portarci alla comunità ozierese, sicuri che contribuire in modo attivo al benessere del Comune che ci ha adottati è un passaggio fondamentale per sentirci realmente parte della comunità».
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