La Nuova Sardegna

Sassari

Alternanza scuola-lavoro, in Sardegna ora c’è il boom

di Claudio Zoccheddu
Alternanza scuola-lavoro, in Sardegna ora c’è il boom

Nuove collaborazioni con le imprese e una rosa di proposte molto più ampia. Dopo le intese con università, Legacoop, Moby, Tirrenia, Confartigianato e Confindustria pronti gli accordi con le curie sarde e le camere di commercio

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SASSARI. All’inizio è mancato il plebiscito di consensi. Il progetto è andato avanti comunque ed è diventato obbligatorio dopo l’approvazione della legge 107, la criticatissima “Buona scuola” di Matteo Renzi. L’alternanza scuola-lavoro è l’idea selezionata per avvicinare gli studenti al mondo del lavoro. Un accostamento graduale da consumare nell’arco di un triennio, con un minimo di 200 ore per gli studenti dei licei e di 400 per quelli degli istituti professionali. Una pratica che dovrebbe cancellare il gap tra lo studio e l’impiego, fornendo indicazioni utili per intraprendere un percorso lavorativo, o per indirizzare gli studi universitari verso una meta precisa. Tra le incognite, purtroppo, la possibilità di “toppare” il progetto e di consegnare gli studenti a chi è abituato a confondere il lavoro con lo sfruttamento. É successo, anche in Sardegna, ma non dovrebbe più accadere. Perlomeno secondo i responsabili dell’ufficio scolastico regionale.

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La direzione didattica. Il garante del progetto in Sardegna è la dottoressa Elisabetta Cogotti, dell’ufficio scolastico regionale: «È una metodologia didattica che serve ai ragazzi per comprendere la differenza tra la scuola e il lavoro. Non ci sono controindicazioni e nessuno si deve preoccupare, è uno strumento che non distoglie l’attenzione dallo studio. Anzi». L’impegno dei ragazzi è codificato nei protocolli firmati con le Università di Sassari e Cagliari, con Legacoop, Confartigianato e con la sezione di Confindustria dedicata ai giovani imprenditori. Ci sono poi quelli sanciti con le compagnie di trasporti Moby e Tirrenia mentre sono in dirittura d’arrivo gli accordi con l’ordine dei consulenti del lavoro, con le Curie dell’isola e con le Camere di commercio.

I progetti. Elisabetta Cogotti – ma è stata immaginata per essere in grado di variare nel tempo e abbracciare il maggior numero di possibilità. Chi prova a mettersi in gioco in un ristorante potrebbe anche provare la vita lavorativa in una multinazionale. Sono esperienze che offrono una visione più ampia del mondo del lavoro. Inoltre, i ragazzi hanno bisogno di nuove capacità per essere competitivi».

I fallimenti. «Per il momento non abbiamo ricevuto segnalazioni – conferma la responsabile del progetto –. Ovviamente non tutti gli insegnanti sono uguali e si impegnano allo stesso modo per trovare soluzioni adatte». Per azzerare i rischi sono state individuate alcune contromisure: «Le scuole devono verificare i progetti – aggiunge Elisabetta Cogotti – mentre l’ufficio scolastico regionale riceve le segnalazioni dei ragazzi che possono tirarsi indietro. I progetti di alternanza possono essere chiusi in qualsiasi momento». Il rischio, però, rimane. Per evitarlo è pronto un vademecum per le aziende che può insegnare i comportamenti più adatti per accogliere gli studenti ed evitare gli esempi di sfruttamento denunciati dal 2003, quando l’alternanza ha esordito, a oggi con studenti impegnati in giro per l’Italia nella pulizia dei frantoi, nella raccolta delle cozze e dei pomodori.

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