Emergenza migranti, accoglienza nei Comuni: cinquanta aprono le porte
Bandi Sprar, in crescita le manifestazioni d’interesse. Ma la tensione resta alta
SASSARI. Il balzo in avanti si intuisce dai numeri: in poco più di due mesi, circa 50 Comuni hanno presentato manifestazione d’interesse per l’apertura di centri Sprar per l’accoglienza di migranti. Il 2 febbraio le strutture di questo tipo aperte nell’isola erano appena 9 e garantivano 208 posti. A fine aprile i posti – sulla carta – sono almeno duemila, distribuiti in Comuni piccoli e grandi sulla base della popolazione residente. Questo prevede l’accordo siglato tra l’Anci e il Governo: chi aderisce ai bandi Sprar ha garanzie sul numero massimo di migranti che può essere chiamato a ospitare. Una garanzia che invece non esiste con i Cas, i Centri d’accoglienza straordinaria gestiti dalle prefetture e affidati alle cooperative o ai soggetti privati vincitori di bandi. Due modelli di accoglienza che in questo momento si incrociano e viaggiano paralleli: l’obiettivo è fare il modo che il secondo – quello basato sugli Sprar e sulla micro accoglienza diffusa – metta il sorpasso e viaggi spedito distanziando l’altro sino ad annullarlo. Il percorso è complesso e segnato dalle tensioni popolari. Con numerosi sindaci finiti sulla graticola.
Dai Cas allo Sprar. Su un aspetto tutti sono d’accorso: i grandi centri d’accoglienza – a eccezione di alcune isole felici – non funzionano. Quasi sempre diventano parcheggi temporanei per i richiedenti asilo che nell’attesa di ottenere lo status richiesto (dai 6 mesi a 1 anno il tempo medio) galleggiano ai margini di città o paesi sconosciuti rispetto ai quali restano corpi estranei e in molti casi sgraditi. Niente lavoro, integrazione vicina allo zero, nessuna prospettiva. Esemplare la vicenda di un gruppo di migranti somali che dopo sei mesi trascorsi in un centro d’accoglienza a Sassari erano finiti per strada e dormivano in pieno inverno nel piazzale di una chiesa. Il motivo: avevano ottenuto lo status di rifugiati, dunque erano diventati uomini liberi con tanti diritti ma non quello di continuare a occupare posti letto nella struttura. Peccato però che nel periodo trascorso nel centro non avessero imparato neppure una parola d’italiano.
Verso l’integrazione. Strutture piccole, minuscole, affido familiare: queste le possobilità previste nei bandi per la seconda accoglienza a favore di una integrazione reale. Con benefici – sottolinea l’Anci e conferma anche il governatore della Regione Francesco Pigliaru – per chi dà e per chi riceve: i Comuni che attivano progetti Sprar ricevono finanziamenti, neppure un euro è a carico delle comunità. All’interno delle quali sono previste ricadute economiche legate per esempio all’affitto degli appartamenti, o lavorative considerata la ricerca di figure come assistenti, mediatori, interpreti, insegnanti, psicologi per favorire l’inserimento degli ospiti.
Nessun obbligo. I Comuni e i sindaci non sono obbligati ad aderire allo Sprar. Chi lo fa immunizza il proprio territorio dalla possibile apertura di mega centri prefettizi. Chi non lo fa non ha molte armi per opporsi. L’isola, come il resto d’Italia, si trova di fronte a un bivio. Una cinquantina di sindaci ha già deciso quale direzione prendere.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
