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Sassari

Salvarsi dall’ictus si può

Salvarsi dall’ictus si può

Oggi prima Giornata sarda sull’attività delle stroke-unit

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SASSARI. Salvarsi da un ictus cerebrale adesso si può. Ci vuole tempismo, professionalità e risorse ma la stroke-unit, il centro ospedaliero per il trattamento di questa patologia istituita a Sassari nel 2008 al Santissima Annunziata, è la dimostrazione che i dati epidemiologici sulla malattia (200mila casi all’anno in Italia e terza causa di mortalità dopo l’infarto e i tumori) sono destinati a migliorare.

Per parlare dei temi legati a questo problema oggi, a partire dalle 8,30, si terrà la prima “Giornata sarda dell’ictus” nella sala conferenze della Camera di Commercio, organizzata dal collegio provinciale dell’Ipasvi. I vari relatori, perlopiù infermieri provenienti dalle stroke-unit di tutta la Sardegna, parleranno del trattamento di questa patologia dall’ingresso del paziente in ospedale alle dimissioni, fino alla delicatissima fase della riabilitazione. In particolare ci si soffermerà su alcune pratiche mediche, come la trombolisi e la disostruzione meccanica, che possono garantire una guarigione immediata e completa. Per quanto riguarda Sassari, nel 2016 sono state effettuate con successo 109 trombolisi che hanno permesso ai pazienti di tornare a casa ristabiliti dopo pochi giorni dall’evento ischemico. Ovviamente per poter applicare questi protocolli è necessaria la presenza di una struttura che agisca nelle ore immediatamente successive all’ictus e un team professionalmente adeguato. Elementi che fanno della stroke-unit di Sassari una delle più accreditare a livello nazionale. Non mancano tuttavia le zone d’ombra: nonostante la ristrutturazione al secondo piano del Santissima Annunziata con un funzionale open-space i sei posti letto con le relative postazioni di monitoraggio non sono sufficienti. È capitato pochi giorni fa che in reparto ci fossero nove pazienti trattati allo stesso tempo. Salti mortali anche per il personale, costituito da 4 medici più il primario Antonio Manca, 8 infermieri e 5 oss. Altra nota dolente la parte relativa alla riabilitazione che sul territorio è del tutto carente mentre in ospedale i pochissimi fisioterapisti si arrabattano correndo da un reparto all’altro. Situazione analoga per la logopedia. La speranza è che questi problemi vengano risolti al più presto dalla nuova direzione dell’Aou. (g.g.)

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