Viaggio nei quartieri di Sassari, Porcellana: «Ci mancano le idee e la voglia di realizzarle»
Sono in molti a denunciare lo spopolamento e la poca “energia” che si respira. «I problemi sono tanti, e non sono stati mai affrontati nei modi adeguati»
SASSARI. Che il quartiere abbia bisogno di rifarsi il trucco è opinione condivisa. Prova ne sia il fatto che tutti, con toni diversi, pensano che Porcellana debba essere degnamente rivalutato. Ci crede Emiliano Longobardi, titolare della libreria Azuni, d’angolo tra viale Mancini e via Porcellana: «Ciò che manca sono le idee e la volontà di realizzarle insieme – dice il libraio – penso a quello che hanno fatto in via Cavour e credo che, rimboccandoci le maniche, potremmo replicarlo anche qui, sulla pista ciclabile sono ottimista, malgrado mi passi davanti alla vetrina, vedo più gente in bicicletta, forse bisogna solo aspettare». A una manciata di metri c’è il liceo classico Azuni, istituto che da settembre a giugno garantisce al quartiere un certo via vai di studenti, eppure «La sensazione che si respira è quella dello spopolamento – dice il dirigente Roberto Cesaraccio – e non parlo solo di commercio, vedo poche famiglie, pochi bambini, mi pare nel complesso un quartiere di uffici e attività commerciali, forse occorrerebbe un progetto di rilancio».
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Ma se il tema sono i parcheggi, Alberto Cassano, del caffè White, in via Porcellana, non ha alcun dubbio: «Credo sia il problema principale perché senza parcheggi non c’è commercio – taglia corto – la pista ciclabile non la vedo come un disagio, anzi io avrei fatto isola pedonale su tutto viale Italia, basta garantire i parcheggi nelle strade adiacenti».
Non la pensa così Franca Formola, del negozio di frutta e verdura “L’Orto in città”, in via Amendola: «Non è la zona giusta per una pista ciclabile – sostiene la commerciante – da queste parti ha creato solo disagio, poi a Sassari non abbiamo la cultura della bicicletta».
Tiziana Salis ha una gastronomia in via Porcellana, di fronte alla vecchia redazione della Nuova Sardegna: «La pista ha creato molto malumore anche perché sono stati eliminati troppi parcheggi». In via Amendola c’è il negozio di Mauro Mura, che tratta infissi: “La nostra non è una città da pista ciclabile – ribadisce – non abbiamo la cultura, se avessero fatto altri parcheggi forse avrebbero reso un servizio ai cittadini e sostenuto il commercio».
Alberto Zorzetto, dall’edicola di piazza Marconi, rincara la dose: «La pista non la usa nessuno, ci passano solo a piedi e con i passeggini, si fa fatica perfino a capirne l’utilità». Certo è che negli ultimi anni il quartiere è cambiato molto, non solo dal punto di vista urbanistico. Il nodo sta nel comprenderne i motivi: «I problemi sono diversi – conclude Salvatore Desole – e purtroppo non sono stati affrontati con soluzioni adeguate, penso al metrò leggero e alle trasformazioni che ha portato in una zona un tempo frequentata, allora si diceva che il trenino avrebbe portato la gente al centro, mi limito a dire che le previsioni sono state disattese dai fatti». (a.me.)
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