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Viaggio nei quartieri di Sassari, Porcellana: il regno dello shopping abbassa le serrande

di Antonio Meloni
Viaggio nei quartieri di Sassari, Porcellana: il regno dello shopping abbassa le serrande

Resta poco di quello che un tempo era il “centro commerciale” della città. E ora i residenti iniziano a temere le strade buie e i troppi mendicanti

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SASSARI. Di giorno è il cuore pulsante del centro, la sera, insieme all’ultima serranda, cala anche il sipario. È il momento della giornata in cui gli abitanti, più che mai, si ricordano di vivere in un quartiere denso di attività commerciali, scuole e uffici.

Visto sulla carta, Porcellana è un fazzoletto adagiato su quello che un tempo era il centro commerciale naturale più importante. Poi tutto è cambiato. Mai come nell’ultimo periodo, da quelle parti si notano i segni profondi lasciati dalla crisi economica che negli ultimi anni ha demolito attività un tempo solide. Qualche anno fa, passeggiare in viale Italia nelle ore dello shopping era un piacere, si arrivava fino all’imbocco di via Budapest facendo gimkana fra la gente. Nel periodo natalizio le luminarie tracciavano un tunnel colorato che arrivava fino all’ospedale.

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Tutto questo non è che un ricordo sbiadito, perché tra metrò leggero e pista ciclabile, il quartiere ha subito una serie di mutazioni profonde all’origine di quel malcontento che commercianti e residenti non hanno mai nascosto. Malgrado il silos interrato dell’Emiciclo a una manciata di metri, il problema più sentito è proprio la carenza di parcheggi, croce di chi, dopo tanto patire e altrettanti sacrifici, ha deciso di investire da quelle parti contando sulla posizione centrale e la vicinanza di scuole e uffici, università e ospedali.

Per quanto paradossale, trattandosi di centro città, la gente si lamenta anche per le strade buie e malsicure, specie di notte, quando il ritmo rallenta e in giro non c’è il consueto movimento. Per contro, a ogni ora, sono aumentati i mendicanti stranieri che, non sempre bene accetti, scandiscono il percorso delle strade più frequentate, soprattutto viale Italia.

La prima grande trasformazione avvenne con la posa del binario, erano i primi anni Duemila e la città si interrogava sulla reale utilità di quel siluro metallico che a intervalli regolari, sferragliando, faceva la spola da e per la periferia. Proteste, dibattiti e fiumi di inchiostro, poi, facendo la media tra necessità e virtù, si è finito per accettare anche Sirio come una cosa normale. Tutto è filato più o meno liscio fino a due anni fa, quando il Comune, rispolverando un vecchio progetto, ha deciso che era arrivato il momento di dotare la città di una pista ciclabile. Per la sua posizione, Porcellana era considerato strategico perché incastonato in quella parte di centro collegato a facoltà e residenze universitarie, uffici e negozi, scuole e locali pubblici.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il quartiere è circondato dalla ciclabile, tracciata in tutta fretta, tra proteste palesi e mugugni sommessi, non prima di avere cancellato un discreto numero di parcheggi. L’impatto di quella struttura sui cittadini del quartiere è riassunto nelle parole di Salvatore Desole, imprenditore dell’abbigliamento da una vita viale Italia: «La pista è una presenza quanto meno ingombrante – dice – che a fronte di un investimento importante e di un impatto troppo invasivo fatica a trovare riscontro nella cultura della città e nelle abitudini della gente, assieme ai binari, la ciclabile ha contribuito a trasformare viale Italia in una strada di servizio».

Ma non è ancora tutto. I residenti reclamano anche più attenzione nei confronti dell’arredo urbano, ridotto al minimo indispensabile, per non parlare dell’eterna incompiuta dell’ex padiglione Tavolara, un tempo meta di turisti e visitatori. A lavori di restauro conclusi, non si capisce ancora quale sia il destino della struttura espositiva dei Giardini pubblici. Pare che la competenza sia della Regione e che Palazzo ducale, da tempo, ne rivendichi la gestione.

L’opinione diffusa è che, forse, sia arrivato il momento di tornare alla carica: Sassari, dopo una stagione travagliata, ha un estremo bisogno di risalire la china e la cultura, quella con la “C” maiuscola, può dare la spinta giusta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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