«Sanità a Sassari, situazione esplosiva nei reparti»
I sindacati confederali minacciano azioni clamorose e chiedono un immediato confronto con i vertici di Aou e Ats
SASSARI. Sempre più faticosa la procedura di incorporazione dell’ospedale civile Santissima Annunziata nell’Azienda ospedaliero universitaria. I primi mesi di vita del colosso sanitario dotato di oltre 700 posti letto sono stati caratterizzati da mille difficoltà e ora ci si mette di mezzo anche la dura presa di posizione dei sindacati confederali che minacciano una forte mobilitazione se le direzioni di Aou e Ats non «faranno un passo indietro promuovendo finalmente l’attivazione di un tavolo serio di confronto con le organizzazioni sindacali di categoria, guidato da un protocollo sulle relazioni sindacali, nell’ambito del quale dettare le regole del gioco per poi condividere un piano per la salute che risponda alle istanze e alle attese di tutta la comunità».
E in ballo ci sono i problemi che ogni giorno gli utenti del territorio, anzi in alcuni casi di tutto il Nord Sardegna, devono affrontare per accedere al sistema sanitario. A cominciare dalle interminabili liste di attesa per sottoporsi a un controllo per continuare, come sottolineano Cgil-Funzione Pubblica, Cisl-Fp e Uil-Fpl in un comunicato «con la rete ospedaliera che non decolla a danno dei servizi periferici, la penuria di materiali sanitari di attrezzature e presidi chirurgici, la carenza di personale e con essa l’utilizzo smisurato del precariato e la mobilità del personale tra le aree socio-sanitarie (ex Asl). Sono solo alcuni dei temi sui quali non si riesce a trovare lo spazio di confronto e di conseguenza le soluzioni da adottare».
Mentre la tensione comincia a sfociare in episodi inquietanti come quello accaduto alcuni giorni fa al pronto soccorso del Santissima Annunziata dove un operatore del triage è stato aggredito da una persona in attesa: «Fatti come questo - sottolineano i rappresentanti sindacali - non accadono soltanto al pronto soccorso e dimostrano inequivocabilmente che questa riforma si basa solo sui numeri e non tiene conto di quelle che sono le problematiche organizzative». Ma i sindacati pongono l’accento anche su un altro elemento che definiscono di forte criticità: «Il livello di qualità dell’assistenza, sempre più compromesso a causa di una serie di fattori, primo fra tutti il continuo ricorso all’ospedalizzazione e l’elevato grado di inappropriatezza delle prestazioni sanitarie: la stima del 2014 contava 14 mila ricoveri inappropriati. La riforma della rete ospedaliera con le Case della salute, gli Ospedali di comunità a gestione infermieristica, la riabilitazione territoriale e l’hospice sono argomenti ormai derubricati dall’agenda politico-amministrativa, nutriamo forti dubbi che i risparmi pari a 134 milioni di euro prospettati per il triennio 2015-2018 possano trovare riscontro». Ma, a quanto dicono i sindacalisti, a fronte della stretta economica da parte della Regione e delle direzioni, si parla di disdette contrattuali applicate unilateralmente a danno dei lavoratori che si ritrovano con le retribuzioni bloccate a otto anni fa». I confederali si aspettano che il confronto con le aziende riprenda il più presto possibile altrimenti «non resterà che ricorrere alla mobilitazione per fare in modo che i diritti del personale e quello alla salute dei cittadini vengano rispettati. (g.g.)
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