La città ha accompagnato i Santi a Balai
I simulacri di Gavino, Proto e Gianuario sono stati “portati” nella chiesetta sul mare che fu il loro primo sepolcro
PORTO TORRES. Il parroco don Mario Tanca ha raccontato ieri pomeriggio con parole semplici e intense - durante la celebrazione eucaristica nella Basilica di San Gavino - dell’importanza spirituale dei tre Martiri Turritani Gavino, Proto e Gianuario per la comunità locale e anche per tutta l’isola. La loro vita di fede rappresenta ancora oggi un cammino nel quale non bisogna perdere l’orientamento e il messaggio della speranza cristiana. Quella fede che i Protomartiri hanno professato senza alcuna paura del persecutore Diocleziano che mandava a morire i cristiani e che hanno tenuto viva sino al loro supplizio.
La terza settimana della liturgia di Pasqua coincide con il viaggio dei simulacri lignei dei Protomartiri dalla Basilica verso la chiesetta di Balai vicino, dove adiacenti e comunicanti con la cappella vi sono tre ambienti ricavati nella roccia utilizzati come sepolcri per i tre santi. Qui vengono lasciati fino alla sera di Pentecoste - per permettere a migliaia di fedeli provenienti da tutta la Sardegna di poterli visitare - e con un’altra solenne processione i simulacri dei tre Santi ritornano nella Basilica di Monte Agellu percorrendo il Lungomare. Ieri sera all’appuntamento religioso più importante dell’anno c’erano numerosi partecipanti, per confermare la loro devozione per i tre Martiri, la banda musicale “Amici della Musica” di Sassari, i comitati di bandiera e i gruppi in costume di Etnos e Intragnas. A supporto di tutto il corteo, inoltre, i gruppi di preghiera, i rappresentanti del clero e le autorità civili e militari.
I simulacri lignei secenteschi dei Santi, di bottega napoletana, dopo l’uscita dalla Basilica hanno attraversato tutta via Balai e nel tratto finale sono stati portati in direzione dell’ipogeo della chiesa di Balai vicino. Nella chiesetta di San Gavino a Mare ci sono tre ambienti ricavati nella roccia, secondo la tradizione il primo sepolcro dei tre santi, di epoca romana.
All’interno della chiesetta più a picco sul mare di tutta l’isola, secondo il Condaghe di san Gavino, opera dello scrittore Francisco Roca stampata a Sassari nel 1620, vennero trovate le reliquie dei Santi Martiri dalla sorella del giudice Comita. L’edificio era già presente in età medievale e assunse la forma attuale a partire dal Seicento: lo testimonia il recente ritrovamento della sua immagine, scoperta dell’epigrafista Giuseppe Piras, in un trittico custodito nella chiesa di San Giovanni A Bonorva. Da oggi comincerà il pellegrinaggio dei fedeli portotorresi e di quelli di tutta la diocesi all’interno della chiesetta di Balai vicino, per pregare o mantenere una “promessa” davanti ai tre Protomartiri Turritani. Il culto per San Gavino è molto diffuso nella vicina isola della Corsica, dove ci sono cinque paesi che portano il suo nome, e anche nella zona del Mugello in Toscana e in Campania ci sono chiese dedicate al santo patrono di Porto Torres. L’intero mese di ottobre inoltre, mese del martirio, per i sardi è semplicemente Santu Aini (Gavino).
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