Dopo 400 anni san Salvatore da Horta ritrova il suo cuore rubato a Sassari
Venerdì arriveranno in città da Cagliari le spoglie del santo. Ma a San Pietro in Silki c’è la reliquia trafugata nel 1600 da un sacrista sassarese
SASSARI. Il derubato arriverà a pochi passi dalla “refurtiva”, ma sono trascorsi più di quattro secoli è il reato è ampiamente prescritto. Inoltre, il derubato è un santo. Accadrà venerdì e sarà un evento, di fede soprattutto, ma anche per assistere a un fatto più unico che raro: il riavvicinamento di un corpo umano al suo cuore una eternità dopo la loro separazione, avvenuta oltre quattrocento anni fa.
Sarà uno straordinario pellegrinaggio, compiuto a 450 anni dalla sua morte, a ricongiungere idealmente il cuore rubato di San Salvatore da Horta alle sue spoglie mortali. Accadrà in città nel fine settimana.
Quella che si è appena aperta nella chiesa di a San Pietro in Silki sarà un’edizione speciale del Mese mariano perché le celebrazioni coincidono, appunto, con il 450° anniversario della morte di San Salvatore da Horta. Grande taumaturgo, attivo in tutta la Sardegna alla fine del Cinquecento, il santo è molto venerato in città perché a San Pietro è conservato il suo cuore incorrotto il cui arrivo in città è legato al misterioso trafugamento per il quale quattro secoli fa l’autore rischiò perfino la scomunica.
La storia. Siamo alla fine del 1607, 40 anni dopo la morte del santo il cui corpo, ancora incorrotto, riposa a Cagliari nella chiesa di Santa Maria di Gesù che allora sorgeva di fronte alla darsena del porto, in viale Regina Elena, nell'area oggi occupata dall’ex Manifattura dei tabacchi.
Il furto, avvenuto in circostanze mai chiarite, sarebbe stato opera del frate laico Giovanni de Aranda, che faceva il sacrista. De Aranda, molto devoto al santo, decise di entrare in azione alla vigilia del suo trasferimento a Sassari. Come sia riuscito a portare la reliquia a Sassari attraversando l’isola è un mistero, certo è che il cuore di San Salvatore, la cui autenticità venne successivamente accertata, arrivò nel 1600 a San Pietro in Silki incorrotto.
Una volta a Sassari con la reliquia, il frate, dichiarandosi pentito, la consegnò al padre guardiano del convento che ne dispose la conservazione in una teca.
Altri tentativi. Quello non fu certo il primo caso di furti di reliquie, sventati dall’intervento dei frati. Si ha notizia perfino di un tentativo “illustre”, da parte del principe Filiberto di Spagna, che nello stesso anno 1607, durante la notte, tentò invano di appropriarsi di una reliquia, ma scoperto dai frati dovette rinunciare.
I resti di San Salvatore da Horta, oggi custoditi a Cagliari, nella chiesa di Santa Rosalia, nel quartiere Marina, hanno conosciuto alterne vicende prima della definitiva sistemazione. Nel 1717, il corpo, custodito fino a quel momento nella chiesa di Santa Maria di Gesù, fu trasferito in segreto nel vicino convento di San Mauro, quartiere Villanova, grazie al coraggio di tre confratelli che durante un bombardamento (era in corso la guerra di successione spagnola) prelevarono il sarcofago per metterlo a riparo da eventuali spedizioni spagnole.
Si sapeva, infatti, che i soldati iberici avevano avuto l'ordine di trovare i resti di San Salvatore per riportarli in patria. Qualche giorno dopo, di notte, un drappello di militari penetrò nel convento ormai abbandonato, ma non trovò ciò che cercava. Nel luglio del 1758, scampato ormai il pericolo di un eventuale ritorno politico e militare spagnolo, i resti di Salvatore da Horta vennero trasferiti, con una cerimonia solenne, nell'attuale chiesa di Santa Rosalia dove riposano.
L’ultima ricognizione. L’ultima ricognizione sui resti di San Salvatore risale al novembre dell’anno scorso, quando una commissione incaricata dalla Santa Sede aveva aperto la teca che custodisce le ossa del santo. Gli specialisti avevano poi accertato lo stato di conservazione e ricomposto le reliquie in modo da renderle più visibili ai fedeli.
Nell’isola, San Salvatore, nato a Santa Colomba di Farnes nel 1520, era arrivato nel novembre del 1565 in seguito all'invito rivolto dal sardo padre Vincenzo Ferri, commissario generale dell’ordine, secondo una prassi spagnola che prevedeva l’invio di frati nei conventi delle province.
Quella del cuore rubato a San Salvatore da Horta, il grande taumaturgo, è una storia che ha acceso l’attenzione non solo dei tanti sardi che lo venerano, ma anche tutti gli altri che scoprono che una pagina di storia rimasta molto a lungo chiusa nei libri di storia ecclesiastica. Questa volta San Salvatore non ha dovuto fare il miracolo, ci hanno pensato i suoi confratelli a rendergli giustizia.
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