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Addio greci, ora un bando per la miniera di Olmedo

Addio greci, ora un bando per la miniera di Olmedo

Dopo il dietrofront della Elmin la Regione predisporrà una nuova gara in 3 mesi I sindacati: «Le difficoltà addotte dagli investitori sono del tutto inconsistenti»

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OLMEDO. Non è che ci fossero grandi speranze in un cambiamento di rotta last minute, e infatti i minatori di Olmedo ieri pomeriggio hanno avuto la conferma che la loro odissea è ancora lontana dal lieto fine. Il loro futuro passerà attraverso un nuovo bando che la Regione cercherà di predisporre in tre mesi e che dovrà individuare un nuovo soggetto disposto a investire su Olmedo. Perché ora è certo: la Elmin, la società greca che opera nel settore estrattivo e che sembrava interessata a puntare sul giacimento di bauxite, ha fatto retromarcia e ha accantonato il progetto. La notizia è stata ufficializzata dall’assessore regionale all’Industria Maria Grazia Piras che ha sentito i rappresentanti legali della multinazionale e che ha poi riferito il contenuto delle conversazioni ai sindacati durante l’incontro in Regione. Seduti attorno a un tavolo Gianfranco Murtinu Filctem Cgil, Luca Velluto Femca Cisl, Simone Testoni Ugl chimici, il sindaco di Olmedo Toni Faedda e infine una delegazione dei minatori composta da Emilio Fois, Paolo Deroma e  Luca Cadoni.

Quanto alle motivazioni del ripensamento dei greci, non ci sono grosse sorprese. Le questioni sono sempre le stesse, quelle di un braccio di ferro ingaggiato da mesi dalla società con la Regione. Gli ostacoli ritenuti insormontabili restano i seguenti: le autorizzazioni ambientali necessarie per l’attività estrattiva che dovrebbero essere rilasciate dalla Provincia. La cosa singolare è che la Elmin, ad oggi, non ha mai inoltrato richiesta all’ente pubblico per ottenerle. «Oltrettutto – assicurano i sindacati – non si tratta di nullaosta particolarmente complicati da produrre, o particolarmente costosi. Il dirigente del settore Ambiente della Provincia Antonio Zara ci aveva assicurato la massima collaborazione e celerità nel rilascio di tutte le certificazioni, e con costi irrisori. Quindi sembra che sia venuta meno proprio la volontà di investire sulla miniera, e che tutte queste difficoltà tirate in balle siano solo degli alibi inconsistenti». L’altro problema menzionato dai greci infatti sarebbe questo: la difficoltà a concordare un canone di affitto economicamente sostenibile con i proprietari terrieri dei giacimenti. «Stiamo parlando di circa sette ettari – spiega Emilio Fois – e quando le pretese dei proprietari terrieri diventano troppo esose e non c’è accordo, allora subentrano i tariffari regionali. E le cifre sono davvero basse, si parla di circa 200 euro l’anno ad ettaro. Quindi di 1400 euro complessivi. Una spesa irrilevante rispetto ai margini di profitto che la produzione di bauxite potrebbe garantire». Infine c’è un consumo arretrato di 150mila euro di energia elettrica utilizzato dalla società Igea che si era occupata dello sgombero dei cumuli di bauxite dai piazzali del sito. L’Elmin non vuole accollarsi quella bolletta salata.

I sindacati ora non ritengono più la Elmin un investitore affidabile, e nonostante la società abbia lasciato aperto un piccolo spiraglio di ripensamento «qualora le condizioni dovessero cambiare», i minatori chiedono alla Regione di concentrarsi subito su un piano b, senza inutili perdite di tempo. Quindi predisporre in tre mesi un nuovo bando pubblico per individuare un altro concessionario, e concordare con l’assessorato al Lavoro dei nuovi ammortizzatori sociali per i 27 operai. La mobilità, infatti, scadrà a giugno. (lu.so.)

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