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Sassari

«Condannato a sopravvivere con 100 euro» 

«Condannato a sopravvivere con 100 euro» 

La causa pilota: lui guadagnava 900 euro e doveva versarne 800 alla ex per i quattro figli

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SASSARI. Le carte della causa pilota del “metodo Sassari” per il calcolo dell’assegno perequativo raccontano gli strascichi giudiziari di una normale separazione coniugale. Ci sono una lei e un lui che non si amano più da tempo, sono relativamente giovani, lavorano entrambi con un reddito medio-basso. Sono entrambi precari, hanno quattro figli minori: due adolescenti e due piccoli. Al momento della separazione entrambi i coniugi hanno optato per l’affido condiviso, concordando sul fatto che i ragazzi e i bambini continuino ad abitare per la maggior parte del tempo nella casa familiare con la madre e che possano vedere il padre tutte le volte che lo vogliono compatibilmente con gli orari, gli impegni e le esigenze dei più piccoli e dei loro genitori. Il problema che ha scatenato la lite giudiziaria è esploso quando si è passati a parlare di soldi per il mantenimento dei quattro minori. Lui guadagna 900 euro, lei ha uno stipendio non molto più alto. Il giudice della separazione ha stabilito che oltre agli assegni familiari, per un totale di 400 euro, il padre debba anche versare ogni mese alla ex moglie un assegno di 400 euro. Se le cose andassero davvero così, all’uomo resterebbero appena cento euro per vivere e presto finirebbe a vivere sotto i ponti. «Questi soldi non mi bastano neppure per sopravvivere – replica l’uomo –. Finirò in rovina e non potrò neppure occuparmi, perché non avrò le disponibilità economiche per farlo, dei miei figli nei giorni della settimana in cui posso, devo e voglio farlo».
La ex moglie è irremovibile: quei soldi sono il minimo indispensabile per il mantenimento dei ragazzi che stanno crescendo e hanno crescenti esigenze. I giudici di primo grado le danno ragione.
«Il padre – scrive il giudice nella sua sentenza – effettivamente deve affrontare un grande sacrificio» ma questo, si legge ancora nella sentenza, è un suo preciso dovere per garantire ai figli il tenore di vita precedente alla separazione dei genitori.
Il concetto di “tenore di vita” emerge spesso durante la causa e anche nel ricorso ai giudici di secondo grado. Il tenore di vita – obietta l’avvocato Campus che assiste il padre separato – è soggetto a modifiche che sono legate alle vicissitudini della vita.
Secondo questa tesi, anche le ulteriormente ridotte disponibilità economiche del padre devono essere prese in considerazione dai giudici nel momento in cui stabiliscono l’entità dell’assegno di mantenimento. E soprattutto, è il concetto di mantenimento che deve essere sostituito con quello pi equo di “assegno perequativo” tra i redditi dei due ex coniugi. Il caso è sembrato quello più adatto per usare per la prima volta il “metodo Sassari”. Dopo che tutte le voci sono state inserite nel sistema, l’algoritmo ha prodotto una cifra che corrisponde agli assegni familiari. Più o meno quanto l’uomo aveva offerto all’inizio della “trattativa”.(d.s.)

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